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La Salis paga soltanto l’abbonamento in palestra. E pure Fratoianni la scarica

La surreale dichiarazione dei legali dell’eurodeputata pignorata perché non ha risarcito gli ex collaboratori. “Non sapeva l’iban”

Caccia i collaboratori senza giusta causa, poi risulta introvabile dove ha la residenza. Stangata da 310mila euro per Ilaria Salis

Non sapeva che due collaboratori licenziati le avevano fatto causa. Non sapeva di essere stata condannata a risarcirli. E adesso Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, sostiene che non sapeva nemmeno della conclusione di una causa che lei stessa aveva intentato per non pagare il risarcimento agli assistenti: causa terminata, come riferito ieri dal Giornale, con una sua ulteriore condanna al pagamento alle spese legali. Poco più settemila euro, sanzione modesta che comunque la Salis non ha rispettato, e che ha portato così al pignoramento del conto corrente su cui approda il suo emolumento dal Parlamento di Strasburgo. «Non vi è stato alcun rifiuto di pagare da parte dell’onorevole. Nessuna richiesta di pagamento le è stata portata compiutamente a conoscenza», è la surreale dichiarazione dei difensori della Salis, gli stessi che avevano avviato la causa conclusa in agosto davanti al tribunale civile di Milano ma si proclamano all’oscuro dell’esito.

Semplicemente, dicono, la ex militante dei centri sociali non è a conoscenza dell’esatto importo preteso né delle coordinate necessarie per effettuare il pagamento». Salis, assicurano gli avvocati, «non si è dunque mai sottratta alle eventuali obbligazioni ed è disponibile a corrispondere quanto dovesse risultare effettivamente dovuto all’esito dei giudizi in corso». Ma Nicola Fratoianni dalla festa dell’Unità non la difende: «C’è una questione giuridica, c’è un ricorso, poi decide la magistratura». Nel frattempo l’europarlamentare tace e non si cura di quanto si è scatenato: manda avanti i suoi avvocati, va in palestra e fa anche un passaggio al Brianza Pride tra Cologno Monzese e Brugherio, quest’anno dedicato a Maja T., transessuale con passaporto tedesco in custodia nelle carceri ungheresi con la stessa accusa mossa all’europarlamentare, ma senza che nessuno ne abbia proposto la candidatura per ottenere la liberazione. «È importante esserci, insieme, e attraversare le nostre città con orgoglio, libertà e solidarietà.

Buon pride», scrive l’europarlamentare sui social. In assenza di risposte sul caso del conto corrente, i commenti e l’ironia si scatenano. «La siora Salis è pregata di recarsi in cassa», si legge su Facebook. «Parlaci del tuo conto corrente pignorato», chiede ancora un utente. Un invito che viene ribadito a più riprese, ovviamente inutilmente perché Salis difficilmente interverrà in prima persona, soprattutto dopo aver fatto parlare i suoi avvocati. «Pure a me hanno pignorato il conto corrente postale ma non hanno potuto fare niente perché ho 700 euro di pensione... Capito?». «Non ti arrabbiare per il tuo conto corrente, prendilo come un esproprio proletario», scrivono altri. E si potrebbe continuare ancora tra le centinaia di commenti che sono stati lasciati nel suo comunicato ai social sul Pride. Quelli che la difendono o che, comunque, legittimamente la sostengono si contano sulle dita d’una mano.

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