A Berneschi otto anni di condanna

Dopo il caso Mussari-Mps, un altro banchiere paga per i dissesti e le relazioni opache

«Dimostrerò la mia innocenza e chiederò i danni», aveva ammonito nell'estate 2015 l'ex presidente di Carige e «monarca» dei salotti finanziari liguri, Giovanni Berneschi commentando l'accusa di maxi-truffa ai danni della banca che aveva guidato per oltre un decennio, e delle sue due controllate assicurative. Il verdetto di primo grado pronunciato ieri - sebbene potrebbero occorrere altri 3 o 4 anni prima del definitivo passaggio in Cassazione - contiene invece una condanna pesantissima: otto anni e due mesi, oltre a un anno di libertà vigilata e la confisca di beni per 26 milioni; più di quanto non avesse chiesto il pm Silvio Franz (sei anni).

«Mancava solo che mi sparassero», mi aspettavo l'ergastolo», ha risposto a caldo l'ex banchiere ligure, classe 1937, condannato per quel sistema di triangolazione che vedeva il ramo assicurativo della vecchia Carige acquisire, a prezzi gonfiati o comunque superiori a quelli di mercato, proprietà di società facenti capo a soggetti compiacenti con il successivo reinvestimento all'estero delle plusvalenze così realizzate.

La condanna di Berneschi, per decenni padre padrone di Carige di cui aveva risalito tutta la scala di comando (nel 1979 era condirettore generale, quindi dg, nel 2000 ad e poi presidente, fino all'addio nel 2013), ha però anche una ricaduta sistemica, perlomeno di immagine, un decennio dopo le scorribande dei «furbetti del quartierino» e di Gianpiero Fiorani. Perché il caso ligure ingrossa - insieme allo scandalo del Monte Paschi di Giuseppe Mussari e dai suoi scudieri Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri - il novero dei banchieri italiani travolti dalle alchimie finanziarie e dalle connessioni con la politica locale e nazionale: Berneschi, cavaliere del Lavoro e laurea honoris causa a Genova, aveva contatti bipartisan.

Gli stessi bilanci di Carige e Mps sarebbero peraltro poco dopo risultati, all'esame di Bankitalia e Bce, semidistrutti dai crediti in sofferenza: Berneschi al momento dell'arresto nel maggio 2014, era peraltro ancora vice presidente dell'Abi, di cui Mussari aveva retto le redini fino al gennaio dell'anno prima.

L'incubo dei non performing loan è inoltre ancora oggi attualissimo per tutto il sistema: 80 miliardi il netto, malgrado le pesantissime svalutazione e i ripetuti aumenti di capitale. Come dimostrano la capitolazione prima di Etruria & C, poi di Pop Vicenza e Veneto Banca e infine la consegna di Mps nelle mani dello Stato Italiano come modo per evitarne il bail-in. Il tutto mentre arde il fuco delle polemiche sulla decisione del governo di bocciare, nella conversione del decreto Salva risparmio, la richiesta di rendere pubblici i nomi dei grandi debitori insolventi delle banche in crisi. Alla cui base ci sono sovente i crediti ammalorati provocati anche da controlli dei rischi risultati perlomeno scarsi.

Tornano al processo Carige, la nuora di Berneschi, Francesca Amisano aveva patteggiato, a maggio 2015, la pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. Ieri sono stati condannati anche gli altri sette imputati, l'ex ad delle compagnie assicurative Ferdinando Menconi (7 anni la pena), l'imprenditore Sandro Maria Calloni, l'immobiliarista Ernesto Cavallini, i commercialisti Andrea Vallebuona, Alfredo Averna e Piermaurizio Priori oltre all'avvocato Ippolito Giorgi di Vistarino.