Per Valter Lavitola è l’occasione per raccontare la sua versione dei fatti. Si terrà oggi in tarda mattinata l’interrogatorio di garanzia, nel carcere romano di Rebibbia, dopo l’arresto eseguito lunedì nell’inchiesta sull’attentato contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Difeso dall’avvocato Sergio Cola, è accusato di essere il mandante dell’attacco del 16 ottobre scorso, quando un ordigno fu collocato vicino all’abitazione del giornalista, a Pomezia, a Campo Ascolano. La Dda contesta anche l’aggravante del metodo mafioso. Resta irreperibile Gomes Clesio Tavares, indicato dagli investigatori come l’“uomo cerniera” tra Lavitola e gli esecutori materiali, già finiti in carcere. L’uomo, intervistato dal Tg1, si troverebbe in Camerun.
Intanto l’inchiesta della procura di Roma va avanti. Non solo per trovare riscontri a quanto già ipotizzato nella richiesta di arresto per il faccendiere, ovvero che abbia organizzato l’attentato per “accrescere la popolarità” dell’amico, che avrebbe lusingato per mesi proponendogli di scendere in campo in politica, addirittura commissionando un sondaggio poi rivisto da alcuni giornalisti e dallo stesso conduttore.
Ma anche e soprattutto sui rapporti tra Lavitola e la trasmissione di Rai3 Report: si cerca di capire, come mette in luce una informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma, se effettivamente il faccendiere abbia avuto un ruolo nella ideazione, o nella realizzazione delle inchieste. Sempre la trasmissione è al centro delle valutazioni del Comitato Etico Rai, per via di alcuni messaggi scambiati da Ranucci con Lavitola che riguardano l’azienda pubblica. Un’altra infrazione sarebbe stata l’avere girato all’amico la lettera del direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini sui contenuti di una puntata.
