Petrolio sotto i 30 dollari. ​Prima volta dal 2004

Il greggio sotto 30 dollari sta diventando un serio grattacapo anche per la Bce e la Fed americana, che rischiano di dover rifare i conti e rivedere alcune scelte (soprattutto la prima) di fronte a una crescita globale ancora più fragile del previsto

Non sono solo la Russia di Putin o il Venezuela di Maduro a seguire con trepidazione le quotazioni in caduta libera del petrolio, con un mini-rimbalzo oggi stroncato dalle scorte massicce accumulate negli Usa. Il greggio sotto 30 dollari sta diventando un serio grattacapo anche per la Bce e la Fed americana, che rischiano di dover rifare i conti e rivedere alcune scelte (soprattutto la prima) di fronte a una crescita globale ancora più fragile del previsto. Dopo una puntata ieri sotto i 30 dollari, ai minimi dal 2003, oggi il barile Wti ha tentato un rimbalzo del 4%, azzerato dal balzo delle scorte americane a 482,6 milioni di barili. Il Brent a Londra scende sotto 30 dollari per la prima volta dal 2004. Ma c'è un altro grafico a cui in molti cominciano a prestare attenzione: non è quello dei futures con consegna nei prossimi mesi, ma il forward a cinque anni, crollato a poco più di cinquanta dollari. Un valore che dà ragione a chi sostiene che i prezzi petroliferi si riprenderanno con una lentezza esasperante, complice anche la domanda indebolita e tutte le incognite che ruotano attorno alla Cina. Potrebbe essere una manna per i consumi globali, aiutati dai carburanti meno cari (non in Italia, dove il peso delle tasse e una certa rigidità dei produttori consentono aggiustamenti di diesel e benzina molto limitati). In realtà è una situazione che rischia di esacerbare il ristagno dei prezzi, o la deflazione, in buona parte delle economie avanzate, mettendo in forte difficoltà le banche centrali. E, a ricaduta, pesare sulla crescita economica, visto che consumi e investimenti hanno bisogno di un livello salutare di inflazione.

"Dire quando si toccherà il fondo è come afferrare un coltello che cade", dice alla Bloomberg un trader smaliziato a Boston. Molto dipenderà da scelte politiche. L'Arabia Saudita ha intenzione di inondare il mondo del suo greggio: per frenare lo sviluppo di fonti energetiche alternative e per non perdere quote di mercato, tanto più che a giorni dovrebbero essere ufficialmente tolte le sanzioni all'arcinemico Iran, pronto ad aumentare la sua produzione di un milione di barili nel solo 2016. E nonostante in tanti chiedano una riunione d'emergenza dell'Opec prima di giugno, con il Cartello bloccato una guerriglia fra fazioni non c'è nulla in programma. Non è detto che si avverino per forza le previsioni di Citigroup o Goldman Sachs, che invitano a guardare ai 20 dollari al barile. Ma è chiaro che le previsioni della Bce, 52 dollari di prezzo medio per il 2016 e 57,6 per l'anno dopo, non reggono più. Con il rischio che Draghi, dopo aver deluso i mercati a dicembre allungando (e non espandendo) il quantitative easing, debba cambiare rotta di fronte a un'inflazione di appena lo 0,2% che non promette di risalire (15 la stima per il 2016 con crescita dell'Eurozona a 1,7%). E anche il percorso di normalizzazione dei tassi Fed è sempre più messo in forse, mentre il Wall Street Journal avverte che un terzo dei produttori Usa di petrolio e gas rischiano la sopravvivenza. Il think tank Bruegel è convinto che i prezzi del greggio siano il "sintomo del rallentamento della crescita globale", e stima l'impatto sugli esportatori netti. La Russia, fra sanzioni e riserve bruciate per difendere il cambio, sembra in cima alla lista delle vittime. I sauditi sono protetti da riserve valutarie solide, ma c'è chi, come il Venezuela, si prepara al peggio e "sta valutando" una ristrutturazione del debito della compagnia petrolifera statale e si appella all'Opec per mettere fine alla "guerra dei prezzi". In un'economia mondiale alle prese con troppo greggio, l'Europa torna a fare i conti con gli approvvigionamenti di gas: per Nord Stream 2, il gasdotto concordato fra Russia e Germania, l'Italiana Saipem è "uno dei candidati" per la posa dei tubi. L'a.d. di Eni nei giorni scorsi aveva detto che non vi era nulla all'ordine del giorno in termini di partecipazione al progetto, aggiungendo però "che Saipem possa lavorare come contrattista per il NordStream ce lo auguriamo tutti".

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Commenti

HappyFuture

Mer, 13/01/2016 - 21:15

Ho paura che con il petrolio sotto i 30 dollari al barile, mentre viene considerato NON remunerativo andare in giro a cercarlo sottoterra, negli affaristi Italiani diventi causa dell'ennesima furbata. Certo, tramutare il risparmio sul petrolio in "maggiore" ricavo, mantenendo i prezzi invariati e magari aumentando un pò le accise....alla faccia degli Italiani che vorrebbero che si allentassero i "sacrifici"!

Trifus

Mer, 13/01/2016 - 23:02

Sono abbastanza vecchio per andare indietro di 50 anni, ma non abbastanza rincoglioni.to per essermi dimenticato le previsioni di allora. Ebbene con consumi più bassi degli attuali le previsioni erano di trent'anni di petrolio e poi fine delle scorte. Le possibilità sono due, o sono vent'anni che siamo senza petrolio e non ce ne siamo accorti, oppure i soloni dell'epoca come quelli attuali non ne indovinano una che sia una. A proposito sono almeno dieci anni che il sud si è desertificato, scommetto che non vi siete accorti neanche di questo.

vince50_19

Gio, 14/01/2016 - 08:14

HappyFuture - Perché cosa stanno facendo e non da ora in casi del genere? Il vizietto di tassare o di alleggerire le tasse così poco da non influenzare certi "guadagni sotto banco", non cambia qui da noi. Il debito pubblico dovrebbe essere sanato riducendo la spesa pubblica anche di un 3-4% all'anno: campa cavallo oppure lo fanno in quei settori dove certe necessità sono a detrimento della gente! Se lo facessero sul serio la politica - quella "incentivata" con soldi pubblici - morirebbe e questo non lo faranno mai. I ladri tutto fanno tranne che tagliarsi i cxxxxxxi, quelli propri..

Marzio00

Gio, 14/01/2016 - 08:23

@HappyFuture: concordo al 100% con quanto dice. Se non ricordo male il prezzo al barile attuale è quello degli anni 2003-2004 dove il gasolio alla pompa costava circa € 0.80/Lt mentre adesso siamo sui € 1.20/Lt. Non aggiungo altro

swiller

Gio, 14/01/2016 - 08:39

Campo aperto ai ladri di stato aumunteranno le accise.

releone13

Gio, 14/01/2016 - 10:31

petrolio sotto i 30 dollari al barile?....benissimo, se la Russia va in crisi economica ( ha già un piede nella fossa) gli sta benissimo, senza poter vendere petrolio torneranno a mangiare i bambini!!!!!!!!!!!!!! ....per ogni comunista in meno il mondo migliora.

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Gio, 14/01/2016 - 10:49

E' una guerra dell'Arabia Saudita (e compari)che vuol rendere non coveniente lo shale americano.

Ritratto di El Presidente

El Presidente

Gio, 14/01/2016 - 11:08

A lungo andare il vero dramma è che la disponibilità di fonti fossili a prezzo di saldo ridurrà gli investimenti nel campo delle rinnovabili e continueremo a riempire l'atmosfera di anidride carbonica

Ritratto di El Presidente

El Presidente

Gio, 14/01/2016 - 11:28

La cosa comica è che la Russia è economicamente dipendente dalle esportazioni di materie prime oggi più di quanto non lo fosse ai tempi dei comunisti! Un lascito del grande statista Putin che, evidentemente, negli ultimi 16 anni è stato assorto in impegni su più urgenti questioni (tipo invadere qualche stato confinante e commissionare un centinaio di utilissimi missili balistici o qualche nuovo sottomarino nucleare) che creare un tessuto industriale ed economico nel suo sterminato e ricchissimo paese ........

rino biricchino

Gio, 14/01/2016 - 11:40

El Presidente: è l'esatto contrario! Proprio ora che il greggio è ai minimi si può investire maggiormente nelle rinnovabili (nella catena produttiva delle rinnovabili c'è ancora molto consumo di combustibile). Bisogna soltanto che i Governi locali ci credano un po di più educando la sensibilità civica ad un consumo più sostenibile (come stanno facendo da anni le socialdemocrazie del nord). Dio benedica gli Arabi che, isis a parte, stanno mandando gambe all'aria la massoneria tecno-finanziaria ed i progetti di trivellazione nei mari del nord e forse, anche nei nostri, delle multinazionali.

tuttoilmondo

Gio, 14/01/2016 - 11:40

Guerra economica alla Russia. Ma il tempo è alleato di Russia, Cina, India, che stanno crescendo velocemente sul piano economico e militare. Qualche decennio fa i cinesi erano armati con il pugnale a serpentina, ora hanno missili capaci di affondare una intera flotta in pochi minuti. La guerra del petrolio è un boomerang che renderà più forte la Russia negli anni a venire. A meno che... Boom!

Libertà75

Gio, 14/01/2016 - 11:56

Quanti allarmismi, ma al giornale non avete nessuno che capisca di economia? A fare copia e incolla da altre fonti non fate informazioni ma solo cassa di risonanza. Non è vero che il non allargamento di Draghi sia negativo. Semplicemente i mercati finanziari si aspettano una nuova liquidità che li sostengano e ovviamente si lamentano se ciò non avviene. Gli USA hanno già svalutato abbondantemente e ora sono nella situazione che i dollari nuovi sono tutti finiti in bolle speculative (DI NUOVO! con i derivati sullo shale oil in prima fila). Draghi vuole evitare questo, perché in un'ottica di equità sociale, la leva monetaria andrebbe usata per sostenere il lavoro e non i mercati finanziari, con tutte le ovvie attenzioni a non lasciarli crollare come nel 29.