Giovani, coraggiosi e creativi: i business degli anti bamboccioni

Hanno vent'anni o poco più e hanno riscoperto il gusto per l'impresa. Sei storie

Per qualcuno è una scelta, per altri una necessità. Sarà colpa della crisi o merito di un ritrovata voglia di fare. Comunque la si guardi il 2015 è stato l'anno dei giovani imprenditori. In base agli ultimi dati forniti da Unioncamere le imprese aperte dagli under 35 nell'anno trascorso hanno toccato quota 120mila, con un saldo positivo rispetto alle chiusure di 66mila unità. Se si confrontano agli oltre sei milioni di imprese attive nel nostro Paese, le aziende fondate e guidate da persone sotto i 35 anni sono oltre il 10%, per la precisione 623mila. Secondo il Censis è proprio la carica delle imprese dei cosiddetti Millenials, come si definiscono i giovani nati tra l'inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, uno dei potenziali motori della ripresa italiana. Sono loro gli anti bamboccioni per antonomasia. E il segnale è tanto più evidente specie se tra le nuove aziende si considerano quelle che fanno parte della punta di diamante dell'imprenditoria, di quante si muovono nei settori all'avanguardia. I loro fondatori sono «impallinati» di economia digitale, spesso hanno girato il mondo, sanno come gestire brevetti e investitori. Come i loro coetanei Usa o del resto d'Europa sperano di diventare i nuovi Zuckerberg. Il Giornale ha raccolto sei storie di imprenditori poco più che ventenni, che con la forza di un'idea hanno già saputo attirare l'attenzione di analisti e finanziatori.