I terreni di Punta Perotti restituiti ai costruttori Mostro demolito nel 2006

Il gup del Tribunale di Bari ha revocato la confisca dei suoli su cui sorgeva l'ecomostro di Punta Perotti, e ha disposto la restituzione dei terreni alle imprese costruttrici che subirono la confisca. Nel 2006, dopo anni di battaglie, la distruzione dell'edificio<br />

Bari - Il gup del Tribunale di Bari Antonio Lovecchio ha revocato la confisca dei suoli su cui sorgeva l’ecomostro di Punta Perotti, e ha disposto la restituzione dei terreni alle imprese costruttrici che subirono la confisca, al termine del processo per lottizzazione abusiva dei suoli. La decisione è stata depositata, al termine dell’incidente di esecuzione proposta dall’Avvocatura dello Stato, per conto della presidenza del consiglio dei ministri. Le tre società costruttrici sono Sudfondi, Mabar e Iema riconducibili alle famiglie Matarrese, Andidero e Quistelli. Lo stesso ufficio del Tribunale aveva respinto l’anno scorso (il 26 ottobre 2009) la richiesta, ma la Cassazione ha successivamente annullato, con rinvio, la decisione, per difetto di contraddittorio, in quanto il giudice aveva omesso di citare nel procedimento il Comune di Bari e le tre imprese alle quali i beni avrebbero dovuto essere restituiti. La richiesta di restituzione dei terreni nasce da una decisione del 20 gennaio 2009 della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), che ha ritenuto la confisca dei suoli (disposta al termine di un procedimento per lottizzazione abusiva) una sanzione arbitraria perchè gli imputati sono stati assolti dalle accuse contestate loro per ’difetto dell’elemento psicologicò del reato. È invece passata in giudicato la sentenza che aveva dichiarato abusiva la lottizzazione. Lovecchio ha ereditato il fascicolo dal collega Giuseppe De Benedictis. Solo il Comune di Bari si era opposto alla revoca della confisca, mentre Procura della Repubblica e i tre costruttori si erano detti favorevoli alla restituzione.

L'abbattimento dell'ecomostro Il complesso di Punta Perotti - tre saracinesche di 13 piani ciascuna sul lungomare sud di Bari, che chiudevano orizzonte e vista - fu abbattuto in due fasi (2 e 24 aprile 2006) dopo una battaglia giudiziaria durata diversi anni. Trecentomila metri cubi di cemento furono distrutti davanti a decine di migliaia di persone; tanti altri videro le immagini in diretta tv. Il progetto per la realizzazione degli ecomostri - costruiti dalle imprese Matarrese, Andidero e Quistelli - nacque negli anni Ottanta con tutte le carte in regola: concessioni edilizie e autorizzazioni di Comune e Regione. Che Punta Perotti non fosse abusivo lo stabilì anche la Cassazione nell’ottobre ’97, quando restituì ai proprietari gli immobili che erano stati sequestrati. La magistratura barese, due anni dopo, assolse otto persone tra costruttori e progettisti, sancendo che tutte le carte erano in regola, ma dispose la confisca del complesso per varie violazioni ambientali. Tale provvedimento, confermato dalla Cassazione nel 2001, insieme con l’assoluzione degli otto imputati per aver agito in buona fede, fu alla base delle procedure per l’abbattimento. Il 20 gennaio 2009 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha ritenuto la confisca dei suoli una sanzione arbitraria e condannò l’Italia per violazione dell’art.7 della Convenzione dei diritti, ritenendo che la confisca illegale costituisse un’ingerenza nel legittimo diritto dei ricorrenti di beneficiare delle loro proprietà. Oltre a riconoscere alle imprese un indennizzo di 40 mila euro ciascuna, la Corte di Strasburgo si riservò di quantificare il danno materiale da risarcire e invitò il governo italiano a cercare un accordo con i costruttori entro sei mesi 

Il sindaco di Bari: "Sono orgoglioso" "Della demolizione di Punta Perotti sono orgoglioso, senza quel gesto non saremmo stati credibili: la demolizione è stata legittima e doverosa". Lo ha detto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, nel corso di una conferenza stampa a Roma dopo la decisione del gup del Tribunale di Bari che ha revocato la confisca dei suoli su cui sorgeva l'ecomostro di Punta Perotti e ha disposto la restituzione dei terreni alle imprese costruttrici che subirono la confisca. »Il governo - ha sottolineato il sindaco di Bari - sarebbe dovuto intervenire con una legge apposita e nonostante ne avessi già parlato più di due anni fa a Berlusconi in occasione della Fiera del Levante non si è fatto nulla«. Un posto, come il parco della legalità, che sorge nell’area "non può essere vilipeso - aggiunge il sindaco - dall’incoerenza dell’ordinamento giuridico". "Sono pronto a rispondere a una convocazione degli uffici della presidenza del Consiglio dei Ministri insieme alle parti confiscate per delineare l’accordo di programma - ha aggiunto Emiliano - per chiudere la partita. Il comune di Bari si fa parte attiva per trovare una soluzione definitiva. La storia di Punta Perotti è stata già troppo lunga".