Calci e pugni a un rabbino alla fermata dell’autobus: è l’incredibile aggressione registrata ieri a Milano, nel quartiere Bande Nere, che ha visto come protagonisti tre persone di seconda generazione immediatamente individuate dagli agenti della Polizia di Stato. Fin da subito era emersa la provenienza nordafricana dei tre soggetti, che il rabbino ha provveduto a denunciare forte anche delle registrazioni effettuate durante il pestaggio. L’aggressione è avvenuta per questioni di odio religioso, quell’antisemitismo dilagante in Europa dal 7 ottobre 2023 che si sta espandendo a macchia d’olio ma che una parte politica non vuol riconoscere per non perdere consensi.
I tre aggressori hanno tra i 19 e i 22 anni, sono tutti nati in Italia ma hanno origine nordafricana, appunto. Vivono nell’hinterland del capoluogo e sono già noti alle forze dell’ordine perché hanno precedenti per piccoli reati, soprattutto rapine ai danni di coetanei. Sono i classici “maranza” e questo profilo crea non poco allarme tra le forze dell’ordine, perché se il sottobosco dei maranza dediti alla commissione di reati di basso calibro dovesse saldarsi in maniera strutturata con l’universo d’odio antisemita latente, ma non troppo, che si muove anche a livelli più alti, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili e pericolosissime. Non è la prima volta che gruppi immigrati di seconda generazione prendono di mira ebrei a Milano, che riconoscono dall’abbigliamento e mettono nel mirino. Una situazione talmente grave che ora nelle comunità ebraiche viene consigliato di non esporre simboli religiosi per evitare di essere riconosciuti. Una raccomandazione che fa tornare indietro nel tempo a un periodo che l’Italia e l’Europa pensavano di aver consegnato al passato in modo definitivo.
Al momento la Digos ha arrestato un 20enne tunisino, nato in Italia ma con precedenti per rapine ma senza altre segnalazioni per reati d’odio: gli inquirenti ritengono che sia stato lui, dei tre, quello che è passato dalle parole ai fatti colpendo il Rabbino con un calcio. Si presenterà davanti al giudice anche per il reato di rapina per la sottrazione della kippah. Meno gravi sarebbero le posizioni degli altri due che, secondo le ricostruzioni della Digos, lo avrebbero insultato, prendendogli la Kippah e deridendolo indossandola: si tratta di un 19enne di origine tunisina e un 22enne di origine marocchina, anch’essi con precedenti. Per il momento riceveranno un foglio di via da Milano ma la loro posizione è ancora al vaglio. Bisognerà capire se la Procura, con il pm di turno Luca Gaglio e il procuratore Marcello Viola, intenderà contestare anche ipotesi di lesioni o violenza privata o l’aggravante dei motivi di odio razziale e religioso.
