Le insidie della colite ulcerosa

É ancora sconosciuta la causa della colite ulcerosa, malattia infiammatoria cronica. La medicina oggi riesce a controllare l'infiammazione, ad indurre la remissione dei sintomi a livello della mucosa di colon e retto, ma non a rimuovere le cause profonde che provocano l'alterazione della superficie più interna della parete intestinale che diventa arrossata, fragile, ulcerata. Le cure vengono definite in funzione della gravità dei sintomi e all'estensione dell'infiammazione. Si cerca soprattutto di migliorare la qualità di vita del paziente. Una ricerca, realizzata da DoxaPharma, ha messo in luce l'impatto che questa malattia, non contagiosa, ha tutti i giorni sulla vita privata, lavorativa e sociale di oltre 60mila italiani. Presentata nei giorni scorsi a Milano questa ricerca («Cogli la Vita - La mia vita con la colite ulcerosa») è stata coordinata dai professori Francesco Pallone dell'università romana di Tor Vergata , Giacomo Carlo Sturniolo dell'università di Pavia, Vito Annese dell'ospedale Careggi di Firenze, e dall'associazione pazienti - Amici.
«La colite ulcerosa - afferma il professor Francesco Pallone - colpisce nella maggioranza dei casi soggetti giovani, vi è un secondo picco tra i 60 e 70 anni, ma la malattia può comparire ad ogni età, a volte in forma grave, ma non è incurabile. É invalidante e rappresenta una vera sfida che richiede terapie giornaliere, modificabili nel tempo. Dobbiamo prenderci cura non solo della malattia, ma del malato, soggetto a riacutizzazioni». La diagnosi spesso avviene con un ritardo di oltre 2 anni rispetto alla prima comparsa dei sintomi. Molti pazienti vanno alla ricerca di un Centro anche lontano dalla propria regione.
La colite ulcerosa mina la sicurezza emotiva, allontanando le persone dal sociale, dal lavoro e dalla famiglia. La ricerca «Cogli la Vita» offre un interessante spaccato della vita dei pazienti, dalle difficoltà legate ai sintomi, alle sfide quotidiane, alle aspettative ed è uno stimolo a dedicare maggiore attenzione a queste persone.
La diagnosi di colite ulcerosa è basata sulla combinazione di dati clinici, endoscopici, istologici e radiologici. Alcuni aspetti clinici possono essere similari alla malattia di Crohn che, contrariamente alla colite ulcerosa, può interessare tutti i segmenti del tratto gastro-enterico. La presenza di un familiare di primo grado affetto da questa patologia è, al momento, il maggior fattore di rischio per il suo sviluppo. Sembra inoltre che certi batteri o virus possano intervenire nei processi di riacutizzazione della malattia. Anche anomalie a livello della regolazione del sistema immunitario sono state ben descritte nei pazienti con colite ulcerosa. L'esame endoscopico del colon (colonscopia) è fondamentale. É impossibile predire la frequenza degli attacchi ma circa 1 o 2 recidive all'anno sono comuni. La loro frequenza è sicuramente ridotta dal trattamento di mantenimento ed è minore quando si ottiene una completa remissione endoscopica ed istologica. Nel caso di un attacco severo, è necessaria l'ospedalizzazione e l'instaurazione di un trattamento intensivo per evitare complicanze quali il m egacolon tossico, dilatazione tossica del colon, che necessia di un rapido intervento chirurgico per evitare la perforazione, e la sepsi. L'eccessiva perdita di sangue e di liquidi può indurre una anemizzazione e turbe idro-elettrolitiche anche molto gravi. Gli anticorpi monoclonali anti -Tnf, come l'infliximab, che si somministra in infusioni endovenose e solo in regime ospedaliero, hanno mostrato grande efficacia, sia nei pazienti con colite severa non rispondente alla terapia intensiva con corticosteroidi, sia nell'indurre la remissione nei pazienti con malattia cronicamente attiva e non rispondente agli steroidi e agli immunosoppressori.