Lavoratori per un giorno, pensionati per la vita

Scalfari, deputato per 3 anni, incassa oltre 3mila euro al mese. Non èil solo privilegiato: da Ciampi a Toni Negri, quando bastano poche mensilità di contributi per vitalizi d’oro. Il radicale Boneschi fu in carica solo il 12 maggio 1982: in pensione a 44 anni<br />

Fino a 65 anni? Trentacinque anni di contributi? Quaranta? Quan­to pensate di dover ancora faticare prima di poter battere cassa al­l’Inps? E vabbè, consolatevi: ci sono alcuni italiani che, a differenza vo­stra, da tempo ricevono la pensione avendo lavorato la bellezza di una settimana. O, meglio, la bellezza di un giorno. Proprio così: un solo gior­no di lavoro, pensione per il resto della vita. Vi sembra strano? Forse. Ma vi sembrerà un po’ meno strano appena conoscerete il lavoro (si fa per dire) svolto dai fortunati sogget­ti. Si tratta, in effetti, di ex parlamen­tari. Cominciamo dall’avvocato Luca Boneschi? Ma sì, cominciamo da lui: eletto per i radicali nel collegio di Como, fu proclamato depu­tato il 12 maggio 1982; il giorno dopo, il 13 maggio 1982, terminò ufficialmen­te il mandato. Ventiquat­tr’ore in carica, nemmeno una presenza in aula. L’uni­co suo atto formale alla Ca­mera? La lettera di dimissio­ni. Non si può dire che fu una gran fatica l’attività a Montecitorio dell’avvocato Boneschi. Eppe­rò è valsa una sempiterna rendi­ta che, secondo quando dichiarò lo stesso Bone­schi, gli è stata gentilmente offer­ta addirittura nel 1983. Cioè quan­do aveva appena 44 anni. Da allora quella pensione la riceve regolarmente ogni mese: 3.108 euro lordi, 1.733 netti. Vi sembrano po­chi? Dipende dai punti di vi­sta, si capisce: c’è gente che dopo aver lavorato fino a ro­vinarsi la salute prende me­no di un terzo. L’avvocato Boneschi, invece, se li è ag­giudicati con un giorno di contributi. La stessa cifra (3.108 euro lordi, 1.733 net­ti) spetta anche a due altri ex parlamentari radicali, Piero Craveri a Angelo Pez­zana. A loro, però, è toccata una fatica maggiore: un’in­tera settimana in carica. Il primo fu iscritto al Senato il 2 luglio 1987 e si dimise il 9 luglio; il secondo fu iscritto alla Camera il 6 febbraio 1979 e si dimise il 14 febbra­io. Un’intera settimana da parlamentari? Accipicchia, non si saranno stancati? Ma no, non preoccupatevi: an­che per loro l’impegno è sta­to limitato. Un’unica sedu­ta. Che ha fruttato bene, pe­rò. Va detto, a onor del vero, che il cavillo che ha permes­so questo scandalo è stato abolito. Adesso le norme so­no più severe: bisogna stare in Parlamento almeno 5 an­ni per avere la pensione. Certo: 5 anni sono sempre pochi rispetto ai 35-40 ri­chiesti ai cittadini normali, ma è un primo passo. Eppe­rò il dubbio resta: perché quelli che hanno lavorato un giorno solo la pensione continuano a prenderla? Si capisce: i diritti acquisiti non si toccano. Ma siamo si­curi che prendere 3.108 eu­ro al mese per tutta la vita in virtù di un giorno passato a Montecitorio sia un diritto? Non sarà un’ingiustizia? O uno scandalo? E chi l’ha det­to che gli scandali acquisiti non si toccano? Paolo Prodi, Toni Negri, Eugenio Scalfari. Anche perché di quelle norme sciagurate so­no stati in tanti ad approfit­tare. Il più famoso è sicura­mente Toni Negri, il cattivo maestro dell’Autonomia operaia. Fu parlamentare 64 giorni (dal 12 luglio al 13 settembre 1983), il tempo necessario per scappare in Francia, sottrarsi alla giusti­zia italiana e assicurarsi un vitalizio di 3.108 euro al me­se da quello Stato borghese che voleva abbattere. Uno sforzo maggiore è toccato a Paolo Prodi, fratello di Ro­mano: è stato in Parlamen­to 126 giorni per maturare la medesima pensione (3.108 euro). Ed Eugenio Scalfari? Da grande esperto di economia, non ha mai perso occasione di spiegare quanto sia giusto che le ren­dite previdenziali siano cor­rispondenti ai contributi versati. Perfetto: ma come spiega che, con questo siste­ma, un operaio per avere dall’Inps mille euro al mese deve lavorare 35 anni e inve­ce lui ne prende 3.108 con appena 3 anni e mezzo di at­tività in Parlamento? L’Inpdap diAndreotti. Ma la dif­ferenza tra versamenti effet­tuati e vitalizi maturati non riguarda solo le pensioni parlamentari. Abbiamo già citato i casi Oscar Luigi Scal­faro (4.766 euro netti dal­l’Inpdap per tre anni lavora­ti come magistrato) e di Ser­gio D’Antoni (in pensione Inpdap a 55 anni con 40 an­ni di anzianità di servizio da docente universitario). Va ricordato anche il caso di Andreotti, che come Scalfa­ro, è entrato in Parlamento nel 1946 e non ne è più usci­to. Eppure è riuscito a matu­rare il diritto a due altre pen­sioni, che ovviamente som­ma alla sua indennità da se­natore: una dall’Inpdap PREMIO Per Publio Fiori 22mila euro netti al mese: aumentato il suo assegno da vittima Br (3.440 euro netti al mese) che riceve dal 29 giugno 1992 e una dall’Inpgi (66.126 euro lordi l’anno) che intasca dal gennaio 1977, cioè da quando aveva 58 anni. Quando e come avrà versato i contributi suf­ficienti per garantire una co­sì lunga rendita? Per carità, tutto lecito, a norma di leg­ge, come sempre. Ma sicco­me lui ci aveva insegnato che a pensare male la si az­zecca, ci sia concessa una domanda: non è che una parte di quei contributi (co­siddetti «figurativi») glieli abbiamo offerti di tasca no­stra? Le tre pensioni (più stipendio) di Ciampi. Paradossalmente, uno degli enti più generosi nel regalare previdenza a buon mercato è sempre sta­ta Bankitalia. Proprio così: l’istituto che ogni momento chiede severità per i cittadi­ni ha sempre usato un altro metro per i suoi dirigenti. Ri­gore? Corrispondenza fra rendite e contributi versati? Macché: baby pensioni e pensioni d’oro per tutti. Fra i beneficiati anche Lamber­to Dini, che dal 1994 incas­sa 18mila euro al mese (cui poi ha aggiunto una pensio­ne Inps) e Carlo Azeglio Ciampi, che incassa addirit­tura due pensioni Bankita­lia, per un totale di 30mila euro, cui si aggiunge una pensione Inps e lo stipen­dio da parlamentare. Gra­zie a queste quattro entrate l’ex Presidente della Repub­blica ha dichiarato nel 2009 guadagni pari a 740.651 eu­ro, di cui 687mila come «red­diti da lavoro dipendente e assimilati » . Publio Fiori 22mila euro netti al mese (con l'aumento). Il record­man della previdenza, pe­rò, è Publio Fiori: più volte sottosegretario dc, ferito gravemente nel 1977 dalle Br, dal 1994, cioè da quan­do aveva 56 anni, usufrui­sce di una ricca pensione Inpdap che (giustamente) gode della esenzione totale delle tasse prevista per le vit­time del terrorismo: fino al 31 dicembre 2009 ammon­tava a 14.590 euro al mese, ma dal 1 gennaio 2010 è sta­ta ritoccata all’insù. Sarà stata giudicata insufficien­te? Forse. Comunque ora Fiori prende 184.634 euro l’anno, cioè quasi 16mila euro netti al mese. A cui van­no aggiungi i 10.631 euro lordi della pensione da par­lamentare per un totale di oltre 22mila euro netti (net­ti!) al mese. Grazie all’au­mento, ovviamente. Ai giudici della Consulta 20mila euro (più autista). Gli ex giudi­ci della Corte Costituziona­le in media prendono una pensione da 253mila euro lordi l’anno, circa 20mila al mese.L’ex presidente Gusta­vo Zagrebelsky, per dire, ne prende 21.332 (12.267 net­ti). A questa somma si ag­giunge però la superliquida­zione che viene incassata al momento dell’addio:Zagre­belsky, per esempio, ha otte­nuto 907mila euro lordi, 635mila euro netti. Com’è possibile? Semplice: il man­dato del giudice costituzio­nale, per quanto più pagato, è assimilato formalmente a un qualsiasi rapporto di pub­blico impiego. E quindi, ai fi­ni pensionistici, si può ricon­giungere con gli altri anni passati nel settore statale. Il prof Zagrebelsky, per esem­pio, ha sommato gli anni tra­scorsi all’università ed è arri­vato a 38 anni di anzianità la­vorativa, tutti ricalcolati sul­l­a base del superstipendio al­la Consulta. E chi non ha tra­scorsi nel settore statale? Non c’è problema: per Fer­nanda Contri, per esempio, la preferita di Oscar Luigi Scalfaro, che faceva l’avvo­cato, è stata fatta un’apposi­ta leggina. E così le sono ba­stati 9 anni alla Consulta per assicurarsi una liquidazio­ne di 222mila euro e un vitali­zio di 10.934 euro lordi al me­se (6.463 netti). Se poi tutto ciò non bastasse agli ex giu­dici vengono garantiti an­che molti benefit, a comin­ciare dall’auto blu con auti­sta a domicilio per il resto della vita: il regolamento, pi­gnolissimo, prevede che sia­no a carico dello Stato an­che le spese per le riparazio­ni dell’auto, il garage, il ma­teriale di consumo etc etc, fi­no a paraflu, spugna e pelle di daino. Si capisce: uno che prende 21.332 euro al mese, può mica permetterseli, no? Bando alle ciance e si proce­da: pelle di daino e paraflu gratis per il pensionato d’oro della Consulta. Chi prende la minima dell’Inps è lieto di contribuire.