“Ho deciso di convocare oggi stesso il Consiglio dei ministri, per sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipale il prossimo 29 novembre”. Dopo un week-end di consultazioni serrate, ripensamenti e interlocuzioni con ministri e dirigenti del partito, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha fatto la sua mossa. E ha annunciato che si andrà alle urne dopo un dichiarazione istituzionale attesissima dal Palazzo della Moncloa. Il premier spagnolo aveva convocato per le 9.00 di questa mattina una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, cancellando gli altri appuntamenti previsti in agenda. Non erano previste domande dei giornalisti. “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli”, ha aggiunto. A detta sua, durante il suo mandato si è “ridotta la disuguaglianza” mentre l’economia “è stata quella che è cresciuta di più in Europa”.
Il pressing del Psoe
La decisione arriva dopo un fine settimana di consultazioni serrate. Sánchez ha interloquito con ministri, dirigenti socialisti, consiglieri e rappresentanti delle forze che hanno sostenuto la sua investitura. La decisione giunge irrevocabile: si andrà al voto il 29 novembre prossimo. Secondo El País, una parte consistente del PSOE e dello stesso governo avrebbe consigliato al premier di scegliere l’anticipo elettorale, considerandolo ormai lo scenario più probabile dopo la pesante sconfitta subita venerdì al Congresso.
Il nodo di Junts
Il voto di Junts contro i due decreti sulla casa ha soprattutto mostrato quanto sia diventato difficile mantenere in piedi la complessa maggioranza nata dopo le elezioni del 2023. L’alternativa all’anticipo elettorale sarebbe stata infatti riaprire ancora una volta il negoziato con il partito di Carles Puigdemont, una strada complessa e piena di insidie.
Destra avanti nei sondaggi
A rendere particolarmente rischioso un ritorno alle urne per Sánchez sono i sondaggi, che fotografano un netto vantaggio della destra. La media delle rilevazioni elaborata da El País assegna al Partido Popular il 32,7%, contro il 26,4% del Psoe, mentre Vox sale al 18,1%. Complessivamente, il blocco delle destre sfiora il 52% contro il 36% delle sinistre. La proiezione in seggi sarebbe ancora più pesante: 137 deputati al Pp, 107 al Psoe e 62 a Vox, con una possibile maggioranza Pp-Vox di 199 seggi, ampiamente sopra la soglia dei 176. Secondo le simulazioni citate, la probabilità che i due partiti conquistino insieme la maggioranza arriva all’85%. A preoccupare i socialisti è anche il voto giovanile: tra gli under 25 Vox risulta il primo partito.
