Meno vapore acqueo nella stratosfera, il riscaldamento rallenta

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista online Science, nel primo decennio del nuovo secolo il vapore acqueo nella stratosfera è diminuito provocando un rallentamento del riscaldamento terrestre

La velocità di incremento delle temperature nel primo decennio del nuovo secolo (2000-2009) è minore rispetto ai precedenti anni '80 e '90. E' quanto riferito da una ricerca pubblicata sull'ultima edizione online dalla rivista Science da un gruppo di ricercatori dell'Earth System Research Laboratory del NOAA americano (National Oceanic and Atmospheric Administration). I dati raccolti con le osservazioni satellitari e i palloni-sonda hanno infatti mostrato che la concentrazione di vapore acqueo nella stratosfera (la parte di atmosfera compresa fra 10 e 50 km di altezza) ha oscillato negli anni '80 e '90, per poi diminuire dopo il 2000. La causa potrebbe essere una diminuzione del vapore acqueo nella stratosfera, ridottosi del 10% circa all'altezza di 16 km dal suolo. Gli autori dello studio osservano che questi cambiamenti sono avvenuti proprio nel sottile strato atmosferico in cui il loro effetto sul clima terrestre è massimo.

La causa della diminuzione del vapore acqueo è ignota, ma la sua conseguenza, secondo gli autori, è un rallentamento fino al 25% dell'aumento delle temperature sulla Terra. Il vapore acqueo infatti contribuisce all'effetto serra, insieme alla CO2 e ad altri gas. Già precedenti ricerche avevano indicato che il vapore acqueo nella stratosfera può influire sul clima terrestre, ma questa del NOAA è la prima a stabilire un collegamento fra la sua concentrazione e una specifica variazione di temperatura negli ultimi decenni. "Gli attuali modelli climatici sono molto precisi sulla concentrazione di vapore acqueo vicino alla superficie terrestre, ma salendo di altezza il discorso è diverso. In questo strato dell'atmosfera il fenomeno è cambiato da un decennio all'altro in un modo che non ci aspettavamo", ha commentato la responsabile della ricerca, Susan Solomon.