On. e sindaco Il mio modello

Cara Viviana,

io sono il sindaco di Sutri e ho intenzione di farlo con l'impegno che potrai misurare il 14 e il 15 all'apertura del Museo di Palazzo Doebbing, che sarà il più bello della Tuscia.

Il mio interventismo, già sperimentato a San Severino Marche e a Salemi, determina veri e propri fenomeni di rigetto locale, per la difficoltà d'innestare una visione nuova su abitudini e consuetudini a far poco e male, secondo una collaudata e inerte amministrazione delle città. Vedi senza fantasia dove è finita Roma con la sindaca che sta sempre lì. Non basta. Hai quindi sottovalutato lo spirito di provocazione della mia autocandidatura a Sirmione, determinata dalla coincidenza tra la minacciata sfiducia dei miei consiglieri di maggioranza e lo scioglimento del consiglio comunale di Sirmione il 23 agosto. Immaginando di dimettermi (la crisi, mentre scrivo dal Sudafrica, sembra rientrata) ho alzato il tiro dicendo, come quando fui cacciato da assessore a Milano, dove ci siano amichevolmente incontrati e mi candidai contestualmente sindaco di Salemi: «Non solo me ne vado, ma mi candido a Sirmione». Vuoi lasciarmi giocare, in punto di logica? E sarei orgoglioso di essere sindaco di Sirmione (anzi, dopo la nostra polemica non lo escludo) ma era una provocazione letteraria, e tu mi hai risposto sul serio. Non condivido la tua idea del tempo pieno, perché io sono convinto che un buon sindaco non sia il confessore del cittadino, ma un uomo che ha una visione aperta, ricca e libera della città che guida; e per questo guardo al modello francese del sindaco-deputato. Vorrei tutti i deputati, umiliati in questo Parlamento, sindaci di città medio-piccole, dai 100mila abitanti in giù (...)