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Carlo Nordio: “Un giudice deve essere imparziale. La gip di Youssef poteva astenersi”

Il ministro della Giustizia dopo la liberazione di Siher: “Non ho criticato nessuno, solo espresso sorpresa per la scelta”. La risposta dell’Anm a Palazzo Chigi? “Mi sembra esagerata, il conflitto non serve”. E sul piano carceri: “Ci sono 600 nuovi posti, nel 2027 ne arriverà un altro migliaio”.

Nordio Siher

Quando c’è fibrillazione su giustizia e ordine pubblico, la figura di riferimento è sempre lui: Carlo Nordio, 79 anni, ex magistrato, ministro della Giustizia che raramente sta in disparte.

Signor ministro, dove ha sbagliato la Gip che ha scarcerato Youssef Siher?

«Io ho solo espresso sorpresa».

Sorpresa perché?

«La richiesta del carcere per Siher era stata presentata dalla procura di Milano con delle motivazioni molto articolate ed estremamente severe. E noi sappiamo che la Procura di Milano brilla per professionalità e serietà. La richiesta del carcere era stata avanzata da una pm che conosco personalmente e che è molto preparata e seria, e naturalmente era stata approvata dal procuratore. Pertanto il fatto che sia stata respinta radicalmente e senza misure alternative, magari affievolite, come gli arresti domiciliari, non poteva non destare sorpresa dal punto di vista giuridico».

Nel merito?

«Naturalmente mi guardo bene dal dire se ci sono stati o no errori giuridici in quella decisione, questo lo dirà il giudice dell’impugnazione se la Procura, come penso, farà ricorso».

L’associazione magistrati (Anm) si è scagliata contro Giorgia Meloni per le dichiarazioni della premier contro il gip. Ha parlato di intimidazione. Lei cosa pensa?

«La risposta dell’Anm a Palazzo Chigi è veramente esagerata. Si riferisce a una espressione usata dalla presidente del Consiglio e non tiene conto del fatto che la stessa Anm ha usato a suo tempo nei confronti del governo delle espressioni molto, molto più gravi. Io auspico che non si torni a un conflitto permanente tra magistratura e politica».

Sia il Pm che il gip hanno sottoscritto tempo fa un manifesto politico di orientamento pro Pal. È ragionevole pensare che queste idee politiche dei magistrati possano influire su una decisione che riguarda la libertà o la detenzione di un esponente del movimento pro Pal? Ed è opportuno che i magistrati esternino le loro opinioni politiche?

«Io faccio una differenza sostanziale tra la posizione del Pm e quella del giudice. Il Pm, nel processo, è una parte. Ha lo stesso ruolo che hanno gli avvocati. E quindi ha un amplissimo diritto di manifestare le proprie idee perché non ha il dovere di apparire imparziale. Non ha neanche il dovere di essere imparziale. Altra posizione è quella del giudice che deve essere e apparire terzo e imparziale perché così stabilisce la Costituzione».

Quindi non dovrebbe sottoscrivere appelli politici?

«No, penso di no. E questi appelli firmati da giuristi, professori, avvocati e pm sono appelli politici. I giudici dovrebbero tenersene fuori».

La gip non avrebbe dovuto astenersi?

«Le condizioni per l’astensione sono tassativamente previste dal codice, e in questo non c’erano. Esistono sempre i motivi di opportunità ma questi sono valutati dalla sensibilità del magistrato».

Ma allora avevano ragione i grillini che dicevano che era inutile la riforma sulla separazione delle carriere perché questa separazione già esiste?

«Io non ho mai detto che il gip si appiattisce ed è subalterno alle richieste dei pm. Sfido chiunque a trovare una mia dichiarazione di questo tenore. Quello che io sostenevo e sostengo è che la separazione delle carriere era (ed è) necessaria perché oggi pm e giudici appartengono allo stesso Csm e le loro carriere, e le sanzioni disciplinari a loro carico, sono decise da organismi nei quali pm e giudici si scambiano giudizi e voti».

Come si distingue la propaganda radicale, che è legittima, dalla istigazione a delinquere?

«È un terreno fluido e talvolta opaco. Il confine tra istigazione e la manifestazione di un pensiero rivoluzionario - ma che resta un pensiero - è un confine sul quale la giurisprudenza si interroga da mezzo secolo. È bene che si lasci la scelta e il giudizio alla giurisprudenza e alla interpretazione del giudice. Il giudice deve avere dei margini discrezionali, altrimenti non sarebbe un giudice ma un notaio».

Non si lascia troppa discrezionalità?

«In tutti i reati di opinione la discrezionalità è consustanziale alla norma. È facile definire un furto, o un omicidio, o uno stupro. Quando si parla di istigazione si parla invece di una attività molto vicina alla libertà di espressione o alla libertà politica».

Se un soggetto torna in libertà perché il giudice stabilisce che non esistono i presupposti per la detenzione, chi si assume la responsabilità di assicurare che non torni a delinquere?

«Se è stato liberato, nessuno si assume la responsabilità».

Non è rischioso?

«La giustizia non può non correre dei rischi. Il rischio di liberare un colpevole o incarcerare un innocente».

Il problema del sovraffollamento delle carceri? Lo sta affrontando?

«Il piano carceri è partito. Ancora non è stato comunicato e già presentato al presidente Mattarella. È stato depositato una settimana fa dal commissario straordinario. Già sono a disposizione 600 nuovi posti. Entro il 2027 ne arriveranno circa altri mille. Si sta concretizzando ciò che avevamo promesso. Immagino che di questo si parlerà poco perché del resto in questo Paese fa più notizia un albero che cade di una foresta che cresce».