Un elicottero che inizia improvvisamente a ruotare su sé stesso, i piloti che tentano di riprenderne il controllo e poi lo schianto al suolo. Sono gli ultimi 22 secondi di volo del Chinook dell’Esercito italiano precipitato giovedì in Bosnia, costato la vita a quattro italiani. Ed è proprio da quelle immagini che potrebbero arrivare le prime risposte sulle cause della tragedia. La Procura militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato, mentre la Procura ordinaria della Capitale indaga per disastro colposo e omicidio colposo, al momento senza indagati. Al centro degli accertamenti c’è il possibile malfunzionamento dei sistemi di controllo dell’elicottero. Dal filmato, infatti, i motori e i rotori sembrerebbero funzionare regolarmente, nonostante il velivolo perda progressivamente il controllo fino a precipitare. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, l’attenzione degli esperti si concentra sulla pedaliera utilizzata dai piloti per governare l’assetto del mezzo e sui sistemi elettronici che trasmettono i comandi di volo. Ma per il momento si tratta soltanto di ipotesi. Non è ancora possibile stabilire se a provocare l’incidente sia stato un guasto tecnico oppure un errore umano. Intanto una commissione di esperti della Difesa ha già raggiunto il luogo dello schianto, nei pressi di Brčko, per analizzare i resti dell’elicottero. Fondamentali saranno anche le testimonianze degli undici sopravvissuti, tra cui i due piloti, e gli accertamenti tecnici che dovranno ricostruire quanto accaduto durante quella che doveva essere una normale attività addestrativa della missione europea Eufor Althea.
Sulla tragedia è scoppiata anche una polemica politica. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle Arnaldo Lomuti e Bruno Marton hanno chiesto di fare “piena luce sulle cause di questa tragedia”, per accertare se il possibile guasto sia stato provocato da carenze nella manutenzione dell’elicottero. Durissima la replica del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito l’intervento “un esempio indegno di fare politica”, precisando che “la manutenzione di quei mezzi è superiore a quella di qualunque mezzo civile”. Dalla maggioranza sono arrivate altre critiche: la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha parlato di “un atto di sciacallaggio”, mentre Giorgio Mulè, di Forza Italia, ha definito le dichiarazioni dei Cinque Stelle “un atto vile”.
Le quattro vittime, come sappiamo, sono i sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, questi ultimi appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è volato in Bosnia per incontrare gli undici feriti, ricoverati in due ospedali. “È un miracolo che si siano salvati”, ha dichiarato dopo aver visitato anche il luogo dell’incidente. Nove di loro stanno abbastanza bene, mentre altri due presentano problemi più seri, ma secondo il ministro entrambi dovrebbero riprendersi. La Difesa sta lavorando per riportare i militari in Italia il prima possibile.
