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Cronaca giudiziaria

Prima gli insulti antisemiti e poi le botte, due misure cautelari a Roma

Un 36enne e un 46enne hanno aggredito verbalmente e fisicamente, nei pressi della sinagoga di Roma, un accademico e ricercatore esperto nella storia degli ebrei in Europa

Questura di Roma

Dieci minuti di violenza consumata a pochi passi dalla sinagoga e alimentata da un evidente movente d’odio razziale. La Digos della Questura di Roma ha eseguito due misure cautelari nei confronti di altrettanti uomini, un 36enne e un 46enne, ritenuti i responsabili in concorso di tentata rapina aggravata dall’odio antisemita. Per uno di loro si sono spalancate le porte del carcere, mentre per il complice è stato disposto il regime degli arresti domiciliari. Non è purtroppo il primo episodio di questo tipo che viene registrato nel nostro Paese, e a Roma. Anzi, sembra esserci una escalation di violenza che colpisce gli ebrei da quando il 7 ottobre del 2023 Hamas ha attaccato Israele, scatenando in Occidente una furia anti israeliana.

La sera del 14 agosto quando la vittima, un accademico e ricercatore di fama, esperto nella storia degli ebrei in Europa, e impegnato quotidianamente nella divulgazione e nella pubblicazione di studi su questi temi, si trovava nei pressi della sinagoga situata in via Padova a Roma. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, lo studioso è stato improvvisamente avvicinato dai due aggressori: prima gli insulti a sfondo antisemita, carichi di rabbia e pregiudizio, poi il passaggio immediato alle vie di fatto quando la vittima ha estratto il telefono cellulare nel disperato tentativo di contattare il numero unico di emergenza 112. I due indagati gli si sono avventati contro per strappargli l’apparecchio di mano e impedirgli di chiamare i soccorsi, colpendolo ripetutamente al volto prima di darsi alla fuga per le vie limitrofe.

Determinante per dare una svolta decisiva alle indagini è stata l’analisi dei filmati registrati dalle telecamere della zona. Le immagini hanno cristallizzato l’intera dinamica dell’aggressione, documentando l’escalation dagli insulti verbali alle percosse fisiche nel tratto stradale teatro dell’episodio. Un contributo fondamentale è arrivato anche dal lavoro congiunto degli investigatori del Commissariato di P.S. Porta Pia e dei Carabinieri della Stazione di piazza Bologna: incrociando i dettagli forniti dalla vittima in sede di denuncia con le testimonianze raccolte, la polizia è riuscita a isolare alcuni particolari anatomici inequivocabili catturati dai video, come i tratti fisionomici dei volti e tatuaggi ben visibili sui corpi degli aggressori. Questo ha permesso di chiudere il cerchio e di identificare con certezza i due soggetti, la cui presenza nell’area era stata peraltro già registrata dai dispositivi di controllo elettronico nei momenti immediatamente precedenti al raid.

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