Un Falstaff «alla milanese» va in scena in Casa Verdi

L'opera diretta da Michieletto sarà ambientata nella casa di riposo. Sul podio torna Zubin Metha

Piera Anna Franini

L'ultimo Falstaff visto alla Scala, nel 2015, per al regia di Robert Carsen e Daniele Gatti nella buca d'orchestra, fu un grande party. Un Falstaff assai britannico, ambientato nell'Inghilterra anni Cinquanta, con Sir John Falstaff a incarnare un'aristocrazia al suo autunno a fronte di una borghesia rampante. Viveva in albergo quel gentleman senza denari, dunque non pagava conti, pur gaudente e festaiolo, seppur di feste amare si trattasse.

Il Falstaff che vedremo alla Scala in questi giorni, dal 2 al 21 febbraio, è invece un prodotto meneghino. È infatti ambientato nella casa di Riposo Giuseppe Verdi di Milano, la struttura voluta, sostenuta ovvero pagata fino all'ultima lira, da Verdi in persona. Che la considerò la sua opera più bella. E così, debutta a Milano la produzione vista a Salisburgo nel 2013 e che costò qualche grattacapo al sovrintendete Alexander Pereira, reo d'averla acquistata dal festival che aveva diretto. Acqua passata.

Michieletto, che è il regista italiano d'opera più titolato del momento, fa del protagonista un anziano cantante che ripensa, sognante, i momenti di carriera. Il compito spetta al 47enne Ambrogio Maestri un omone alto 1.90, 47 di piede e 156 chili, e che deve il decollo di carriera proprio a questo personaggio nella cui pelle è stato più di 250 volte: praticamente un caso. Parla infatti di Sir John in termini di «compagno di vita». Lo debuttò nel 2001, sotto la bacchetta di Muti e per la regia di Giorgio Strehler. Quel giorno nacque una stella, che nel frattempo ha costruito una vivace galleria di personaggi sebbene il suo nome rimanga inscindibilmente legato a quello di Sir John Falstaff. Guidato da Michieletto, sarà un artista in pensione, che sogna il passato fra le pareti dove dimorano artisti come lui, pareti fedelmente riprodotte - tali e quali a quelle di Casa Verdi - dallo scenografo Paolo Fantini. Uno spettacolo tessuto di umanità e che con delicatezza racconta o sottintende scomode verità. Michieletto e Maestri narreranno lo spettacolo oggi, mercoledì (ore 18), in Casa Verdi: agli ospiti e a quanti vorranno aggiungersi.

Nella buca d'orchestra, Zubin Mehta, esempio d'artista di straordinaria longevità. Perché questo può riservare la direzione d'orchestra, a differenza di altre arti dove il coinvolgimento fisico è tale da precludere - a un certo punto - l'attività. Anzi. Mehta st festeggiando i suoi 55 anni di attività scaligera con una non stop milanese di concerti, recite d'opera (Falstaff) e balletti (la Serata Stravinskij, dal 14 febbraio). Una carriera iniziata precocemente, proseguita senza cedimenti e oculatamente amministrata. Ambrogio Maestri, amabile e genuino come ben pochi suoi colleghi, sarà sedotto e gabbato da Carmen Giannattasio, Giulia Semenzato e Annalisa Stroppa. Massimo Cavalletti e Francesco Demuro vestono i panni di Ford e Fenton. La nota curiosa di questa produzione è che porta alla ribalta i due fratelli Boito. Perché mentre Arrigo lavorava al libretto di Falstaff, il fratello architetto, Camillo, badava alla costruzione della Casa di Riposo. E con il, veneziano Michieletto, si chiude il cerchio.