Quella "ragazzina" del lontano 1974 affacciata sul baratro degli Anni di piombo

A 43 anni dalla foto storica Thorimbert e la protagonista si ritrovano sul web

«Mi chiamo Giovannina. Sono io quella della foto alla Palazzina Liberty».

Ci sono foto che segnano un'epoca, e che hanno la loro forza nel ritrarre uomini e donne qualunque, facce e gesti in cui chiunque abbia condiviso quegli anni si può immedesimare: il marinaio del bacio di Doisneau, il miliziano di Robert Capa. E che forse dovrebbero restare per sempre senza nome, per mantenere la loro aura simbolica di universalità.

Ma ogni volto ha dietro di sé un nome e una storia, e andare a scoprire - magari a distanza di decenni - l'essere umano dietro il gesto diventato simbolo ha un fascino cui è difficile sfuggire. Per non parlare del fotografo, l'autore dello scatto memorabile, che ritrova in carne e ossa lo sconosciuto che ha immortalato in un attimo. A Toni Thorimbert è successo. A lui, divenuto un grande fotografo di moda ma formatosi nella temperie degli anni Settanta come reporter appassionato e militante dei sommovimenti che scuotevano l'Italia. E che un giorno di maggio del 1974 scese per le strade di Milano a raccontare con la sua Nikon i festeggiamenti per la vittoria del «No» al referendum per l'abrogazione del divorzio. Fu, quello scontro sulla legge Fortuna-Baslini, l'ultimo capitolo della dialettica democratica di un paese civile, dove due anime diverse si scontrarono apertamente e furiosamente, ma in modo pacifico. La violenza presto avrebbe preso il controllo delle piazze, e i partiti repubblicani si sarebbero uniti in una sorta di unità nazionale in nome del contrasto all'eversione. Arrivarono tempi cupi.

Dell'allegria e dello spirito di quell'ultima campagna civile esiste uno scatto indimenticabile: le prime ore dopo la proclamazione dei risultati, una folla che si raduna per festeggiare in largo Marinai d'Italia, davanti alla Palazzina Liberty, occupata da Dario Fo e Franca Rame. Issata sulle spalle di un amico, una ragazza non esulta, non urla slogan di vittoria o di rabbia. È solo visibilmente e straordinariamente felice. Quarantatré anni dopo quella ragazza ha un nome: Giovanna, anzi, Giovannina. È lei a scrivere a Thorimbert, dopo avere letto una intervista in cui il fotoreporter, ormai quasi anziano, raccontava di quella foto. Gli scrive, e spiega che quella foto l'ha accompagnata per tutta la vita. «E ha fatto conoscere a mia figlia un lato di me di cui sono fiera». Le risponde Thorimbert: «Cioè sei tu la ragazzina col pugno chiuso??? Ma questo è fantastico». A quel punto Giovannina gli scrive una frase straordinaria: «Questa foto mi ha dato una immagine di me che mi ha sempre dato coraggio nella vita».

La storia non ci dice cosa abbia fatto nella sua vita Giovannina, che volto abbia oggi, se lei e Thorimbert adesso si incontreranno. Ma ci dice che quel giorno aveva compiuto da poco diciott'anni, che era felice, e che per lei e per noi quei tempi non torneranno più.

Commenti
Ritratto di robergug

robergug

Ven, 13/10/2017 - 10:32

Contenta lei... brava Giovannina! Fa piacere sapere che si sia tanto divertita da giovane... chissà che belle ammucchiate ha fatto, nella Palazzina occupata! Sono cose che mica si dimenticano, e sua figlia deve essere orgogliosa di sua madre... e magari studiare da black bloc, per imitarla al prossimo G7!