San Raffaele, trattative ferme I sindacati Usb: «Questa è guerra»

Oggi i lavoratori si riuniranno in assemblea e decideranno la data dello sciopero generale contro i vertici dell'azienda per protestare contro le lettere di licenziamento

Si preannuncia una settimana di fuoco per il San Raffaele. Oggi i lavoratori si riuniranno in assemblea e decideranno la data dello sciopero generale contro i vertici dell'azienda per protestare contro le lettere di licenziamento. Quaranta delle 244 lettere annunciate sono già partite e tra i lavoratori serpeggia il panico.

Detto questo, le trattative - dopo mesi di tira e molla, tavoli e mediazioni - sono ancora a un punto fermo. Vale a dire all'aut-aut iniziale imposto dai sindacati: o ritirate i licenziamenti o scioperiamo. Senza sfumature. Se è possibile i toni si sono perfino alzati e l'atteggiamento dei lavoratori suona un po' come un «Avete voluto la guerra? E che guerra sia».

«Mentre i lavoratori continuano a pagare la crisi e le sconsiderate scelte politiche intraprese in Lombardia, prima dall'allegra giunta Formigoni, ed oggi, in perfetta continuità, dall'attuale giunta Maroni - protesta Riccardo Germani, del coordinamento regionale Usb - l'amministratore delegato Nicola Bedin non trova altro di meglio da fare che inviare il primo blocco di lettere di licenziamento. Usb risponderà a questa dichiarazione di guerra con gli strumenti idonei all'attacco, anche e non solo, con lo sciopero generale di tutti gli operatori della Sanità Lombarda in difesa dei posti di lavoro».

Di fronte ad una «dichiarazione di guerra così forte e violenta - spiega il rappresentante sindacale - non possiamo chiedere tavoli, il nostro compito a questo punto è rovesciarli e trasformare la disperazione di chi perde il posto di lavoro in conflitto agito, esteso e che non lascerà spazio alla rassegnazione». Finora tutte le controproposte dell'azienda (per evitare i licenziamenti) sono state bocciate e a nulla è servito il tentativo di mediazione della Regione.