Il mio bravo amico somalo, vittima dimenticata dei terroristi

Mohammed Ismail Yusuf è morto in un attacco dei tagliagole a Mogadiscio. Musulmano, amico dell'Italia, era un alfiere della lotta all'integralismo

Mohammed Ismail Yusuf “Bari-Bari” era un bravo somalo, amico dell’Italia, dove era nato e aveva ottenuto la laurea. Ambasciatore alle Nazioni Unite a Ginevra lo hanno ammazzato il 27 marzo a Mogadiscio in un attacco dei tagliagole somali. Un prologo della Pasqua di sangue dei giovani cristiani del Kenya presi in ostaggio in queste ore dai terroristi Shabab.

Ali Mohamud Raage, portavoce dei terroristi somali affiliati ad Al Qaida, ha rivendicato entrambi gli attacchi. Yusuf, che parlava perfettamente italiano, era un vecchio amico e fonte preziosa per districarsi nella palude somala. Cinquantotto anni è nato in esilio a Roma dai genitori riparati nel nostro paese durante il regime di Siad Barre. Del papà, pure lui un diplomatico, ha seguito le orme e si è laureato a Bologna in Scienze politiche. Sua sorella Maryam, che ha sposato un italiano vive a Milano, e si batte contro i “barbuti”, gli estremisti che attecchiscono pure nel mondo islamico in Italia.

Yusuf ha dedicato la vita alla causa somala e al destino del suo popolo. “Bari Bari”, il nomignolo che ogni somalo porta con sé dalla nascita significa “colui che viene dal nord”. Per il Puntland, la zona autonoma somala settentrionale, dove ha voluto farsi seppellire, si è sempre battuto opponendosi con fermezza alla deriva integralista della Somalia.

I terroristi lo sapevano e non è stato risparmiato. Venerdì scorso all’ora di pranzo l’hotel Maka al Mukarama, nella capitale somala, era gremito da diplomatici, uomini d’affari e si attendevano cinque ministri. Gli Shabab hanno fatto esplodere per prime due autobombe davanti all’albergo. Nel frattempo un commando di terroristi con la divisa dei soldati somali armato di kalashnikov e granate entrava dal retro approfittando del caos. Una volta dentro hanno cominciato a sparare all’impazzata. Uno dei primi a venir colpito è stato Yusuf, che è corso su per le scale.

L’obiettivo era seminare il terrore e decapitare tutti quelli che appoggiano la transizione somala. I terroristi hanno centrato l’ambasciatore allo stomaco e ad un braccio, ma lui è riuscito a trovare rifugio in una stanza. Con il cellulare ha chiamato l’ufficio del primo ministro per chiedere l’intervento dei corpi speciali. Le teste di cuoio avrebbero dovuto salvarlo, ma Yusuf apparteneva ad un clan che a Mogadiscio non rappresentava una priorità neppure nei soccorsi. Sanguinante e vicino alla fine ha chiamato la moglie in Svizzera per dire che voleva essere seppellito a Garowe, nel nella tomba di famiglia in Puntland. Quando i Berretti rossi, le guardie del corpo del primo ministro, sono riusciti a calarlo dalla finestra stava morendo.

Con Yusuf “Bari-Bari” abbiamo perso un bravo somalo musulmano e deciso alfiere della lotta contro gli integralisti. Una vittima ingiustamente dimenticata del terrorismo, che considerava l’Italia la sua seconda patria.

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