Panama Papers, cos'è l'International Consortium

È una rete globale di 190 giornalisti di oltre 65 Paesi che collaborano su temi delicati che travalicano i confini dei singoli stati

Da Bill Kovach, ex capo della redazione di Washington del New York Times, a Chuck Lewis, il giornalista che ha fondato il Center for Public Integrity. Ci sono tutti i nomi più famosi del giornalismo investigativo nel team dell'International Consortium of Investigative Journalists (Icij), che ha portato alla luce i cosiddetti 'Panama Papers'. È una rete globale di 190 giornalisti di oltre 65 Paesi che collaborano su temi delicati che travalicano i confini dei singoli stati (proprio come quello dei paradisi fiscali). Una rete fondata nel 1997 e che si pone l'obiettivo di smascherare la corruzione e i crimini transnazionali, i loro responsabili, senza fermarsi davanti al potere. Una rete composta non solo da giornalisti ma da specialisti, esperti informatici, legali, 'fact checker', che assistono i reporter impegnati in tutto il mondo in indagini complesse.

Il consorzio nasce dalla necessità di far fronte alla crisi del giornalismo investigativo, colpito dai tagli di budget che rendono sempre più difficile il mantenimento delle sedi di corrispondenza estere e le missioni dei giornalisti. Sgombrando la strada da ogni rivalità, nell'ambito dell'International Consortium of Investigative Journalists tutti collaborano, fanno sinergia, squadra, rendendo possibili inchieste altrimenti impossibili da realizzare da soli. Tra i grandi successi ottenuti in quasi 20 anni di attività, la rivelazione di traffici delle multinazionali del tabacco, lo smascheramento di cartelli di ogni tipo per danneggiare a concorrenza, la denuncia dell'uso di sostanze dannose in settori come l'edilizia, il contrasto alla contronarrativa delle lobby che combattono la lotta ai cambiamenti climatici. Al consorzio si devono anche numerose rivelazioni relative alle guerre in Iraq e in Afghanistan.