Le armi non vanno in crisi. E il Kalashnikov fa boom

L'Ak-47 compie 70 anni e aumenta le vendite Così l'azienda prevede 1.700 nuove assunzioni

Ha già 70 anni ed è sempre il più venduto e il più imitato al mondo. Non parliamo di una griffe del made in Italy, ma del Kalashnikov, o più precisamente del fucile automatico AK-47 e delle sue versioni aggiornate. Quest'anno però non è soltanto l'anniversario di un prodotto che non tramonta, ma è anche un periodo più che mai florido per l'azienda russa. È vero che il settore delle armi non va mai in crisi, ma alla Kalashnikov gli affari vanno così bene che la società ha deciso di aumentare il personale del 30 per cento perché la manodopera attuale (circa 5.500 persone) non è più in grado di far fronte alla mole di lavoro. Da Mosca è arrivato infatti l'annuncio che la compagnia prevede altre 1.700 assunzioni per quest'anno.

«In seguito alla crescita dei volumi di produzione, che è stata sostenuta dall'aumento del numero di commesse dall'estero, è stato deciso di aumentare il numero degli addetti - ha spiegato Alexey Krivoruchko, amministratore delegato del gruppo Kalashnikov -. La sfida che abbiamo di fronte è il crescente numero di ordini. Per soddisfarli, fino all'aprile 2017, la produzione sarà organizzata in tre turni». L'azienda cerca varie figure professionali: dall'addetto alle macchinari all'ingegnere progettista.

Il Kalashnikov, cioè il fucile automatico AK-47 è il primo di una lunga serie di armi che l'ingegnere e inventore Mikhail Kalashnikov, morto nel 2013 a 94 anni, ha dato il suo nome. È tuttora considerato l'arma da fuoco più diffusa nel mondo, usato dall'esercito di 50 Paesi e da organizzazioni di guerriglieri e terroristi. Fino a oggi ne sono stati venduti oltre 100 milioni di pezzi. Inoltre, molte nazioni, soprattutto dell'ex Patto di Varsavia, lo hanno imitato producendo una versione locale, dalla Repubblica Ceca alla Serbia, dalla Polonia fino alla Cina.

Mikhail Kalashnikov impiegò alcuni anni prima di riuscire a ottenere un'arma così efficiente. I primi progetti risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando nella camera d'ospedale si stava riprendendo dalle ferite di guerra. Come ex soldato dell'Armata Rossa e con le competenze ingegneristiche che aveva, sapeva bene quale strada percorrere. E così, dopo un primo prototipo nel 1946, l'AK-47, cioè «Avtomat Kalashnikov 1947», un anno dopo diventò l'arma formidabile che diventerà la più richiesta del mondo. Nel 1949, l'AK-47 divenne il fucile d'assalto ufficiale delle forze armate sovietiche e fu adottato da quasi tutti i Paesi membri del Patto di Varsavia. A questo punto Kalashnikov assunse il prestigioso ruolo di capo progettista delle armi leggere per l'Unione Sovietica e verrà insignito due volte del titolo di Eroe del Lavoro socialista e poi nominato Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea, la più alta onoreficenza della Federazione Russa.

L'AK-47 è sufficientemente pesante (3,150 chili) per sparare bene a raffica senza troppe vibrazioni e ha precisione soddisfacente anche da distanze non brevi (400-500 metri). Utilizza cartucce calibro 7,62x39 e spara circa 600 colpi al minuto. All'AK-47 sono seguite numerose serie e modelli. Molto diffuso è anche il modello AK-74, sviluppato nel 1974, del peso di 3,6 chilogrammi, con gittata utile di circa 800 metri e calibro 5,45x39 mm. Nasce poi la serie AK-100 (da Ak-101 a Ak-105), pensata per trovare nuovi sbocchi sul mercato internazionale, grazie anche all'impiego di munizioni assai diffuse, come i calibri 7,62, 5,45 e 5,56 Nato.

Nella storia succede spesso che le scoperte e il progresso scientifico vengano applicati in campo bellico, e che scienziati e studiosi si pentano delle conseguenze del loro lavoro. Così è stato anche per Mikhail Kalashnikov, il quale non è mai diventato ricco grazie alla sua invenzione ed è vissuto fino alla morte con una modesta pensione. Cosciente del fatto che l'AK-47 sia stato responsabile di più morti di quanti ne abbia provocati la bomba atomica su Hiroshima, l'ingegnere russo negli ultimi anni della sua vita non ha nascosto il suo pensiero: «Avrei preferito inventare un taglia-erba».