In campo anche Fifa e Ue Ma Tavecchio non tentenna

Cresce la fronda in serie A: dai pro-Tav si sfila anche il Cesena. La Federazione internazionale chiede chiarimenti sulla frase razzista. Le altre leghe compatte per il sì. E il Coni aspetta...

Picconano, picconano, e l'inadeguato Tavecchio si aggrappa con le unghie e con i voti alla sua candidatura presidenziale. La serie A si sta risvegliando dal torpore, dopo la Fiorentina si è tirato indietro anche il Cesena nel nome del suo presidente Giorgio Lugaresi. Corsi, presidente dell'Empoli, ha allungato dei distinguo e Ferrero della Sampdoria ha fatto un altro passettino laterale con richiesta di revisione voto: «La Lega di Serie A non può far finta di nulla. I presidenti devono rivedersi al più presto e rivalutare la posizione. Rischiamo il commissariamento della Figc».

La battuta sulle banane comincia ad essere indigesta vista l'aria che tira tra web e dintorni, nel mondo del tifo e nel club del buon gusto. La Fifa ha alzato il tono e Tavecchio si è visto sbattere una porta in faccia in nome del “no al razzismo“. Sul sito internet la congrega gestita da Blatter ha annunciato di aver inviato una lettera alla Figc, chiedendo di aprire una indagine sull'accaduto per averne relazione, ed ha ricordato che esiste una task force contro il razzismo presieduta dal delegato delle isole Cayman, Jeffrey Webb. E la Ue, per bocca del portavoce Dannis Abbot, si schiera con Blatter: «Scacciare il razzismo fuori dal calcio deve continuare ad essere una priorità a tutti i livelli del gioco».

Direte: un po' di folklore. Vero, ma tutto serve per rendere meno solida la posizione del candidato Tavecchio (fra l'altro tuttora vicepresidente federale) che non perde occasione per dimostrare come gli anni passano per tutti e, ogni tanto, lasciare campo sarebbe segno di buon gusto. Ieri è cascato in una imboscata della trasmissione radio la Zanzara, scambiando un imitatore per Luciano Moggi. «Amico mio me ne fanno di tutti i colori....» risponde il candidato presidente alle battute istigatrici. Ma se non smentisce l'amicizia solida, dimentica che il Lucianone è radiato e non è buon costume raccontare fatti e fattacci federali a personaggi messi al bando. Senza dimenticare quella sorta di vaga richiesta d'aiuto, tramite il falso Moggi, a un ex dirigente juventino oggi a Londra. Ancora una volta Tavecchio ha dimostrato che la frase razzista è il minore dei mali che si porta dietro, c'è di peggio a cominciare dall'incapacità di pesare frasi da pronunciare e personaggi a cui confessarsi. Eppoi la contraddizione: vuole migliorare una federazione nella quale è stato vicepresidente per anni e dove poteva mettere mano già da tempo.

E la serie A che si spacca indica il termometro: variabile al brutto. Ci sono i difensori d'ufficio (e chi se non Zamparini?) e i volatili. I presidenti non possono sopportare con tranquillità accuse della stampa, sberleffi del web, ovvero della gente che ama il calcio: tifosi, allenatori, giocatori. La politica sportiva conta, ma gli innamorati del pallone molto di più. Tavecchio per ora fa muro e ieri ha rilanciato le sue certezze con un pizzico di ironia. «Ho prestato molta attenzione agli accadimenti di questi giorni e alle posizioni espresse dai media in merito alle parole da me impropriamente usate. Ne ho tratto molti insegnamenti che ho voluto condividere con i rappresentanti delle componenti che sostengono la mia candidatura, ricevendo piena conferma del loro sostegno».

Ed ha aggiunto che gli insegnamenti lo indurranno a sostenere «un capillare programma di educazione sportiva e forme di lotta contro ogni discriminazione nello sport finalmente efficaci». Come se fino ad oggi non ci avesse mai pensato. Fantastico! Intanto se non troverà un buon coperchio a tutto questo pentolone bollente, c'è il caso che il Coni riesca a trovare il pertugio per avviare un commissariamento che non sarebbe la soluzione, ma almeno consentirebbe a tutti un buon ripasso di coscienza. Pertugio che potrebbe anche essere il business dei campi da calcio in erba sintetica tanto cara a Tavecchio.