Presidente La Russa, stiamo tornando agli anni 70?
«No. La storia non si ripete mai nella stessa maniera. Per fortuna. Certo la violenza si assomiglia sempre e quello che stiamo vedendo in questi giorni è una violenza molto vasta».
La differenza con quegli anni qual è?
«Le devastazioni e gli espropri proletari quando io ero giovane, erano di tipo ideologico. Oggi sono di tipo consumistico e ne sono protagonisti immigrati o figli di immigrati».
Però spesso i cortei partono da questioni internazionali, per esempio dalla guerra in Medioriente.
«Si tratta di strumentalizzazioni di eventi internazionali per finalità tutte nazionali. C’è una saldatura tra frange giovanili di immigrati, i cosiddetti maranza, i centri sociali e la sinistra radicale».
Molti condannano la violenza.
«Bisogna vedere in che modo. Se con la condanna ci metti subito un ma allora non va bene».
Su questo lei è stato attaccato
«Sì, da un certo giro di sinistra che ha iniziato a dire: La Russa non è abilitato a parlare di violenza. Si sono risentiti perché ho attaccato i delinquenti».
Perché?
«Si riferiscono a un episodio del 1973. E mistificano».
Cosa?
«Una manifestazione del Msi che all’ultimissimo fu proibita dalla Questura. Senza motivo o, peggio, per provocare incidenti. Non si vieta prima il corteo è poi a due ore dall’inizio, un semplice comizio in periferia con la incredibile motivazione E’ il giorno di apertura della Fiera e sono vietati tutti i comizi. In quella manifestazione, purtroppo, morì un poliziotto che si chiamava Antonio Marino. Era un ragazzo. Quelli che polemizzano con me oggi dicono che io guidavo quel corteo».
Non è vero?
«No, tanto è vero che non c’ero io tra i tanti imputati anche solo di resistenza. Ci sono foto nelle quali sono ripreso insieme all’on. Franco Servello mentre andiamo a protestare dal Prefetto. Lontano da noi avveniva la tragica morte dell’agente Marino. E la condanna del Msi per quel crimine fu immediata e nettissima. Senza se e senza ma».
Lei è sempre stato contro la violenza?
«Nella mia lunghissima vita politica non ho mai ricevuto una condanna. Il mio certificato penale è sempre stato pulito».
I violenti si sentono protetti dalla impunità?
«Ci sono ampi settori della sinistra - non tutti - che con la condanna aggiungono sempre quel ma, quei però, che finiscono per essere un alibi di chi conta su coperture e impunità».
Mi faccia qualche nome.
«Sono talmente tanti ho citato Mario Calabresi perché in un suo video dice appunto però».
Non è giusto?
«Giusto, ma non mentre condanni la violenza. Semmai domani. Oggi condanni e basta. Se metti il ma stai dando un senso di giustificazione e di impunità».
C’è chi dice che la causa della violenza sia il disagio sociale
«Ma quale disagio? Vogliono il pezzo griffato e pregiato. Non vogliono il pane. Quando c’era il disagio sociale assaltavano le panetterie, oggi vogliono i Rolex e assaltano i negozi del Quadrilatero».
In piazza poca polizia, come dice il sindaco Sala?
«Non è una questione di quantità. Se gli agenti quando intervengono rischiano di finire processati, non si ottiene molto. Bisogna cambiare le regole di ingaggio. E chi oggi da sinistra chiede più polizia è lo stesso che non vuole più soldi per sicurezza e difesa e grida al lupo se gli agenti fanno il loro dovere di contrasto alla violenza».
L’esercito in strada?
«L’operazione Strade sicure’ l’ho inventata io nel 2008. Il pattugliamento a tre, di cui due soldati con poteri di polizia giudiziaria e un esponente delle Forze dell’ordine, fu abolito dai successivi governi di sinistra e finora mai reintrodotto. È rimasta l’operazione con presidi fissi nelle zone a rischio. Va reintrodotto e rinforzato. Lo dico anche al mio amico Crosetto. Non è decisivo per le manifestazioni ma è utilissimo per la quotidianità. Riduce la violenza e da un senso di sicurezza ai cittadini».
La sinistra direbbe: state militarizzando
«Paura per le divise ce l’hanno solo i criminali e qualche sessantottino in ritardo con la storia».
E i fermi preventivi?
«Prevenire è sempre meglio. Più è larga la prevenzione, meglio è. Quelle quattro ore seduti su una sedia in commissariato, senza che nessuno ti torca un capello, è molto educativo per chi è tentato dalla voglia di creare episodi di violenza».
Mattarella è sceso in campo. Ha fatto bene?
«Mattarella ha fatto la cosa giusta. Mi è piaciuto molto, separando la condanna dai se e dai ma».
