Salvini, patto con la Libia: "Dalla Guardia costiera no agli Sos dei barconi"

Il ministro a Tripoli: «Mai hotspot in Italia Ong complici dei trafficanti: vanno bloccate»

Roma - La notte di domenica ad attendere i risultati elettorali e gioire per le clamorose vittorie del centrodestra nelle roccaforti rosse di Pisa, Siena, Massa, Terni e Cinisello Balsamo. La mattina in viaggio verso Tripoli per incontrare il presidente del governo di accordo nazionale libico, Fayez Serraj, il ministro degli Interni Abdulsalam Ashour e il vicepremier Ahmed Maitig. E poi la visita agli uomini della nostra Marina che operano in Libia. Per chiudere il cerchio al Viminale con la prima conferenza stampa ufficiale da ministro.

Matteo Salvini si presenta davanti ai giornalisti - ma anche davanti all'intera compagine amministrativa del Viminale schierata nelle prime fila della sala stampa - in camicia e cravatta. Il suo battesimo di fronte a una platea così composita gli fa scegliere un registro comunicativo in cui il suo linguaggio ruggente si intreccia con la padronanza e l'approfondimento di una materia complessa.

Il leader della Lega manifesta subito la sua assoluta soddisfazione per «la piena e rara comunità di intenti» trovata con il governo libico. L'intenzione di creare un asse forte in tema di sicurezza e controllo dell'immigrazione, che passi anche attraverso il rilancio economico e turistico della Libia è chiara: «Non è di mia diretta competenza ma mi adopererò per favorire un volo diretto dall'Italia. Tornerò entro l'estate per portare solidarietà concreta», promette. Sul fronte dei diritti umani Salvini racconta di aver visitato «un centro di accoglienza per migranti in costruzione, un centro all'avanguardia che potrà ospitare mille persone. Questo per smontare la retorica in base alla quale in Libia si tortura».

Sul complicato Consiglio europeo di giovedì Salvini registra un cambio di rotta da parte dell'Ue. «Finalmente l'Europa, dopo anni discute di una proposta italiana» sul superamento del trattato di Dublino, «ci sono dieci punti, l'Italia è tornata protagonista, in 23 giorni con noi al governo l'Italia ha riconquistato orgoglio e centralità in Europa». Il titolare degli Interni respinge la possibilità che gli hotspot, ovvero i centri di «protezione e identificazione» possano nascere in Italia. «I flussi della morte non verrebbero interrotti».

Salvini non risparmia critiche alle Ong: «Si deve bloccare il business dell'immigrazione clandestina, e questo significa bloccare un intervento dannoso e pericoloso di navi straniere che operano in assoluta mancanza di rispetto delle regole internazionali. Oggi, in Libia, mi hanno ringraziato tutti per la posizione ferma del governo italiano nel proseguire l'attività di blocco sul traffico di essere umani, le Ong sono soggetti complici. Spesso sono gli equipaggi delle Ong a essere più dannosi per la vita dei migranti». Il governo ha dato esplicite indicazioni alla Guardia costiera italiana di non rispondere agli Sos dei barconi, gli viene chiesto. «Dovete chiederlo al mio collega Toninelli, con cui sto lavorando d'amore e d'accordo. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno».

Salvini non risparmia una stoccata a Emmanuel Macron e un invito ad Angela Merkel: «Sui ricollocamenti l'Ungheria di Orban è inadempiente per 300 unità, la Francia del buon Macron per 9mila unità. Quindi se Orban è cattivo, Macron è 15 volte più cattivo. Angela Merkel ha detto che l'Italia è stata lasciata sola: bene, sottoscrivo riga per riga, ora lei e Macron siano coerenti, passino dalle parole ai fatti».