L’uomo attorno a cui ruota il sistema dei medici anti-Cpr finito al centro dell’indagine della procura di Ravenna non è un sanitario qualsiasi ma una figura legata all’estrema sinistra: un vero «dottor Invasione». Si chiama Nicola Cocco, è l’unico indagato con l’ipotesi di associazione a delinquere dei 23 medici perquisiti nei giorni scorsi e, secondo i pm di Ravenna, sarebbe stato il referente della rete anti-Cpr che firmava certificati incompleti o falsi per attestare la non idoneità al rimpatrio dei migranti.
Cocco è membro della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e della Rete «Mai più lager No ai Cpr» ed ha rilasciato pubblicamente in più occasioni interviste contro i Centri di permanenza per il rimpatrio.
Come emerge dagli atti della procura di Ravenna, nel giugno 2024 scriveva in chat a una dottoressa indagata lo scorso marzo «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura», mentre in un’altra conversazione a luglio 2025 affermava: «Gli facciamo il culo a sti sbirri maledetti».
Dopo la notizia dell’inchiesta che aveva coinvolto otto medici a Ravenna, Cocco lo scorso aprile dichiarava alla rivista «Sinistra sindacale»: «Sono stati trattati come criminali, sottoposti a perquisizioni domiciliari. É stata bloccata l’attività di un intero reparto, una vera e propria spedizione punitiva contro giovani colleghi che hanno cercato di tutelare la salute dei migranti». È la stessa rivista a svelare che Nicola Cocco «già nel 2009, durante gli anni dell’università, era in quel gruppo di medici, insieme alla Funzione pubblica Cgil, che criticava il decreto Maroni dando vita alla campagna Io non denuncio».
Stiamo perciò parlando di un profilo iper politicizzato che, sempre riferendosi all’inchiesta di Ravenna, affermava: «Il vero problema non sono i medici di Ravenna ma i Cpr e la stessa detenzione amministrativa. Sono istituti di razzismo istituzionale che non possono essere migliorati, possono solo essere aboliti». Non a caso, dopo la notizia dell’indagine a suo carico, è arrivato il soccorso rosso tra cui quello di Ilaria Salis: «Al momento risulta l’unico medico iscritto nel registro degli indagati, ma molti altri sono stati perquisiti. La Procura di Ravenna sta cercando di criminalizzare il lavoro di cura di chi si occupa della salute delle persone migranti, e il governo applaude»:
Dopo il presidio organizzato nei giorni scorsi fuori dalla questura di Bologna in solidarietà con i medici perquisiti e indagati, per domani è prevista una manifestazione in piazza Nettuno a cui parteciperà tutta la rete delle associazioni mediche pro migranti, da «Mai più lager - No ai Cpr» a «Network Against Migration Detention» fino ai «Sanitari per Gaza». La gravità di questa vicenda non sta tanto nel fatto che un medico abbia opinioni politiche, cosa normale e legittima, ma che le porti nel proprio lavoro utilizzandole per compiere possibili reati. La contrarietà di Cocco allo strumento dei Cpr lo ha portato a sfruttare la propria posizione professionale per boicottarne il funzionamento. Non si tratta di un gesto di «resistenza civile» quanto di reati che acquisiscono una maggior gravità poiché compiuti non singolarmente ma con una vera e propria rete animata da finalità ideologiche.
Intanto, la Lega attacca. Il partito fa sapere che è pronto a presentare denuncia per le gravi parole pronunciate dal medico.
