Mohammad Hannoun avrebbe inviato molto più di 7 milioni ad Hamas. I soldi raccolti con la finta scusa delle beneficenza sarebbero infatti quasi il triplo. Secondo i documenti visionati da Il Giornale la somma raccolta ammonterebbe a 18 milioni di euro e il tutto è stato rendicontato dagli inquirenti tramite l’analisi dei singoli movimenti di denaro. “In qualità di affiliati (di Hamas ndr), si occupavano in Italia, nel corso degli anni, della raccolta della somma complessiva di 18 milioni di euro che entrava in tal modo nella materiale disponibilità dell’organizzazione terroristica contribuendo al suo finanziamento”, scrive la Procura di Genova. Denaro che poi veniva concretamente utilizzato inviandolo direttamente o indirettamente a esponenti di Hamas, operanti all’estero. In particolare a Gaza c’è Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas che, specificamente, sollecitava questa attività e riceveva laute somme di denaro. Si tratta di un meccanismo ben rodato che prevedeva anche operazioni di triangolazione con un hub fondamentale, la Turchia: associazioni con sede lì ricevevano denaro e lo dirottavano ad associazioni appartenenti, controllate o collegate ad Hamas con sede a Gaza, nei territori palestinesi o in Israele. Flussi di denaro che venivano inviati tramite bonifici bancari o con altre modalità contribuendo consapevolmente all’attività dell’organizzazione terroristica e al suo rafforzamento, “anche provvedendo al sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici o di detenuti per reati terroristici, così determinando o rafforzando l’intento di un numero indeterminato di persone di aderire alla strategia terroristica e al progetto criminoso di Hamas, anche compiendo attentati terroristici”. Il disegno che gli inquirenti e gli investigatori sono stati in grado di ricostruire delinea in modo chiaro non solo l’appartenenza ad Hamas dei sei presunti terroristi per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, ma anche la loro concreta attività di sostegno economico ad Hamas. Una cellula ben radicata in Italia, che si occupava anche della propaganda in favore dell’organizzazione, riuscendo a estendersi su tutto il territorio nazionale grazie a sedi dislocate a Roma, Milano, Genova, che potevano contare su referenti per il nord, centro e su Italia.

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