Si apre un altro fronte: ora tocca a D'Annunzio

Nel mirino la mostra su Fiume a cura di Giordano Bruno Guerri e una statua del Vate

da Trieste

Gabriele D'Annunzio, il poeta guerriero, è il nuovo bersaglio dello spauracchio fascista. Il Vate finisce nel mirino ideologico per una mostra a Trieste e una statua in bronzo cento anni dopo l'impresa di Fiume. L'esposizione voluta dalla giunta comunale del capoluogo giuliano aprirà in luglio e chiuderà a novembre. «Il Comune ha intenzione di fare una mostra agiografica? O di problematizzare la figura di D'Annunzio? E lo vuol fare da un punto di vista esclusivamente italiano?» ha attaccato Giovanni Barbo, consigliere del Pd, sulle colonne del Piccolo. Nei prossimi giorni si teme che non mancheranno nuove bordate.

«La figura di D'Annunzio è problematica di per se stessa. Se per agiografica si pensa a una mostra dove si esalta il fascismo ricordo che il mio libro sull'impresa di Fiume Disobbedisco si incentra sulla tesi contraria. Ovvero che il Vate ha condotto un'operazione rivoluzionaria che non andava nella direzione del fascismo, ma di una società nuova, aperta e libertaria» spiega Giordano Bruno Guerri, curatore della mostra. In qualità di presidente e direttore della Fondazione del Vittoriale esporrà a Trieste «tanti cimeli, documenti in parte inediti e molte foto delle 8mila ancora incartate e mai rese pubbliche di D'Annunzio». E la mostra si intitolerà proprio Disobbedisco. La rivoluzione di D'Annunzio a Fiume 19191920. Il pezzo forte sarà la Fiat utilizzata dal Vate durante l'impresa. «A Trieste voglio aprire un dibattito e portare l'evento anche nelle scuole. È vero che molti legionari dell'impresa di Fiume aderirono al fascismo, ma Alceste de Ambris, braccio destro di D'Annunzio, coautore della carta del Carnaro morì in esilio in Francia come antifascista. Il capitano Magro si fece 17 anni di confino ed è stato ucciso alle Fosse Ardeatine». Il Pd locale è preoccupato che gli Istituti storici della Resistenza, spesso filo Tito, non vengano coinvolti e invitano la giunta di centro destra «a mettersi in contatto col Comune di Fiume, che nel 2020 sarà capitale della cultura». Guerri sorride: «Sono stato il primo, come presidente della Fondazione del Vittoriale, ad andare a Fiume incontrando sindaco e assessore della Cultura e loro sono venuti da noi. Ai primi di settembre organizzeremo un convegno internazionale sull'impresa di D'Annunzio invitando anche storici croati. E spero di fare qualcosa a Fiume durante la mostra triestina».

I «guardiani» dell'antifascismo sono sul piede di guerra pure per la statua di D'Annunzio a Trieste in occasione del centenario dell'impresa di Fiume. «Altre due le inauguriamo il 18 maggio a Gardone della Riviera e al Vittoriale. Passeggiando in città con il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, mi ha indicato le statue di Joyce e Svevo. Così è venuta fuori l'idea di una statua per D'Annunzio». La scultura rappresenta il Vate seduto su una panchina, in borghese, che legge melanconico. «Mussolini si impossessò dell'impresa di Fiume e l'aspetto delirante è che l'Italia democratica sia caduta nella sua trappola etichettandola come impresa fascista - sottolinea lo storico e saggista - Qualsiasi altro paese l'avrebbe esaltata facendone un'epopea».

Mostra e statua sono nel mirino pure per i costi. Il Comune ha deliberato una spesa di 292.190 euro. Barbo contesta l'esborso per «un'operazione nostalgia», come riporta il Piccolo. «Furbescamente non viene detto che l'incasso dei biglietti spetta totalmente al Comune - replica Guerri - Non si può rappresentare D'Annunzio con i fichi secchi, ma l'amministrazione potrebbe addirittura guadagnarci». Il problema di fondo non è solo l'ondata modaiola dell'antifascismo. «Al Salone del libro di Torino, dove c'è stata una reazione spropositata sull'allarme fascismo abbiamo uno stand con due grandi foto di legionari in divisa. L'aspetto paradossale è che ricevo insulti e anche qualche minaccia da neofascisti offesi perché ho tolto loro la figura di D'Annunzio con il mio libro sull'impresa di Fiume».

Commenti

Massimom

Ven, 10/05/2019 - 09:48

Giordano Bruno Guerri si rassegni. Nemmeno l'aver dato al Vate la patente di antifascista ante litteram lo risparmierà dal delirio della censura comunista. Capisco il suo gioco che ha lo scopo di poter lavorare in pace ma cercare di riabilitare agli occhi dei gendarmi dell'anpi D'Annunzio è come cercare di sottrarre al loro odio Mussolini, facendo passare anche lui per anti. Nonostante tutto, comunque, la sua tesi non riuscirà a scardinare la convinzione dei più che Fiume sia stata l'esperienza incubatrice del movimento fascista.

cir

Ven, 10/05/2019 - 11:17

D' Annunzio e' stato il peggior bipede dell' umanita'.