Stelle cadenti? Meglio da domani

Quest'anno il picco di avvistamenti è dopo la notte di San Lorenzo

Lo strombazzato sabato da bollino nero, il temutissimo fugone di Ferragosto, luccicherà di stelle cadenti. Una notizia per quelli che ancora confidano nella notte appena passata, San Lorenzo, come appuntamento per esprimere la solita sfilza di desideri. Quest'anno pare ci siano condizioni migliori rispetto ai tre anni appena passati, e cioè poca luce lunare a interferire con quella delle stelle. Il picco dovrebbe essere tra le 16 di domani e le 4 del mattino del 13 agosto, con fino a 100 meteore visibili a occhio nudo ogni ora, praticamente una al minuto. Ad accompagnare la caccia anche una parata di quattro pianeti ben visibili, come spiegano gli esperti dell'Istituto nazionale di astrofisica. Ce n'è da intasare i social.

Ma qualcuno partirà avvantaggiato. Tecnicamente, dicono, il bottino più ricco potrebbe assicurarselo chi scruterà la volta celeste da Alicudi e Filicudi; dalla parte nord dell'Alto Adige, al confine con l'Austria; dalla Sardegna, soprattutto a metà della costa est; dalla Maremma toscana verso il grossetano e da alcune zone della Basilicata. Impresa più difficile, invece, per chi trascorrerà la notte in Val Padana o nelle grandi città come Roma, Napoli, Torino e Milano e nella valle dell'Arno. Ma siccome non tutti possono raggiungere in barca Alicudi o il confine austriaco l'unica dritta per sfruttare al meglio il nostro cielo a disposizione è scappare dalle luci cittadine. E già. A oggi l'Italia è infatti tra i Paesi del G20 con il maggiore inquinamento luminoso. Produciamo più luce pro capite rispetto ad altre nazioni: il triplo della Germania e il doppio della Francia. Peggio di noi fanno Belgio, Olanda e Singapore. Dunque, meglio una bel parco periferico.

Quelle cadenti non sono stelle: sono frammenti meteorici di roccia che si sono generati dalla disintegrazione di una cometa, e per la maggior parte sono grandi come granelli di sabbia. Quelli che si possono vedere da metà luglio e fino alla fine di agosto appartengono al gruppo di detriti chiamato «Perseidi», dal nome della costellazione di Perseo e sono stati generati dalla cometa Swift-Tuttle. La cometa fu osservata per la prima volta nel 1862 dagli astronomi statunitensi Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle e il suo legame con le Perseidi fu scoperto nel 1866 dall'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli. Le scie luminose chiamate «stelle cadenti» sono create dai detriti rilasciati dalla cometa nel corso delle orbite precedenti: sbattendo contro l'atmosfera terrestre a una velocità di 200mila chilometri orari, questi detriti si incendiano creando delle palle di fuoco.

Il fenomeno è stato osservato per millenni e tra le prime notazioni su quanto accadeva nel cielo in questo periodo dell'anno ci sono quelle di astronomi cinesi, risalenti al 36 dopo Cristo.