Il pomodoro San Marzano? Viene dalla Cina

Una telecamera nascosta e un pentito rivelano: "La passata è italiana solo per metà"

Avete presente il pomodoro San Marzano, prodotto di origine protetta emblema della buona cucina italiana nel mondo? Ecco, a volte perfino quello potrebbe essere contraffatto. E non all'estero, ma proprio nella patria del prodotto proveniente dalle fertili campagne del salernitano. Grazie alla naturale ricchezza che offre il territorio, in Campania esistono centinaia di aziende che lavorano, confezionano e mandano sulle nostre tavole il pomodoro in scatola; la maggior parte lavora in totale trasparenza e legalità, ma negli ultimi anni hanno fatto discutere le condanne ad aziende che importavano prodotti dalla Cina.

É la «Pulp fiction» all'italiana (dove «pulp» va preso alla lettera: polpa di pomodori), un giallo in salsa italiana di cui aveva già parlato il quotidiano inglese Guardian alcuni mesi fa. A nord di Napoli c'è uno dei tanti stabilimenti che lavora nel settore, si occupa del processo di trasformazione della materia prima: in sostanza, rende il pomodoro fresco una passata. Tra tir, container, casse e bidoni, in una fredda giornata di marzo mi introduco nell'area esterna dello stabilimento camuffandomi da dipendente; nessun problema, i controlli sono inesistenti e c'è troppo caos per far caso a me. Inizio discretamente ad esplorare l'area aggirandomi con una telecamera nascosta tra alcuni mezzi, che verosimilmente scaricano i pomodori freschi destinati alla lavorazione. Su un ripiano vedo incustodita la prima «prova»: il registro delle consegne della merce. Sul primo foglio della bolla leggo distintamente «Tipo: Pomodoro», «Provenienza: Asia - Cina» e «Destinazione: Germania». C'è poco spazio all'interpretazione, penso. Nella merce a cui fa riferimento la bolla c'erano pomodori (più o meno) freschi provenienti dalla Cina e destinati al mercato tedesco in forma di passata. Giusto il tempo di fotografare il documento che sento alle spalle: «Forza, lavorare! Oppure vuoi guardare il panorama?». É il responsabile degli addetti allo scarico. Qualche attimo di panico, prima di riuscire a rispondere: «Sì, torno al mio posto», dileguandomi altrove. Nella mia fuga a passo veloce scorgo da lontano uno dei tanti barili neri ammassati: sul fusto vuoto datato gennaio 2015 c'è un'etichetta in cinese e inglese con dati tecnici della merce. Fotografo tutto e decido che può bastare. Esco dallo stesso accesso da cui sono entrato e incontro Davide (nome di fantasia) appena fuori. É un dipendente dell'azienda e ha appena staccato dal suo turno. Mi stava aspettando, fumando, e ha visto tutto. É disposto a dirmi cosa succede in alcuni stabilimenti, tra cui quello in cui lavora, ma non vuole che si sappia la sua identità. Colto alla sprovvista per la sua estrema disponibilità, decido comunque di ascoltarlo: «Per la produzione della passata mischiamo pomodoro San Marzano e pomodoro o salsa in concentrato cinesi, si va dal 50% al 70% di presenza asiatica». Rimango di stucco. Stando a quanto dice, la percentuale di pomodoro cinese è di gran lunga superiore a quello Dop. Ma dove finisce l'indefinito miscuglio? «La maggior parte dei nostri carichi finisce nei supermercati inglesi e tedeschi - continua - ma c'è anche un 20% che destinato al mercato italiano». Se ne va, dopo avermi rivelato quelle percentuali con un tono da segreto di Fatima. Eccola, la Babele del «made in Italy», un sistema farraginoso e disordinato che inganna in primis il consumatore (convinto di scegliere il meglio), e poi pure lo Stato stesso. Gli stabilimenti di trasformazione, fa osservare in un report la Coldiretti, importano 72 milioni di chili di salsa in concentrato dalla Cina: l'equivalente di quasi il 20% della produzione italiana di pomodoro fresco.

Ma questo «made in Italy» non riguarda cappotti, orologi o scarpe; si tratta di prodotti alimentari che finiscono nelle nostre bocche e che possono influire perfino sullo stato di salute del consumatore. Senza contare il danno economico arrecato all'industria - quella sana - del Paese, che nonostante tutto vive ancora di eccellenza nel mercato. L'ultima batosta mi aspetta mentre mi allontano dallo stabilimento: un cartellone pubblicitario recita: «Scegli il meglio, scegli San Marzano».

Commenti
Ritratto di frank.

frank.

Gio, 30/04/2015 - 08:55

Oh mamma, se questo articolo l'avesse scritto la Gabanelli apriti cielo!! Un attacco ignobile contro le nostre imprese da parte della solita komunista che odia il profitto e che vuol distruggere le impres italiane!! Comunque meglio tardi che mai...bravi!

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Zagovian

Gio, 30/04/2015 - 09:10

Perchè,qualcuno aveva ancora dei dubbi??....Bastava fare un giro alla Agenzia delle Dogane!Poi i "produttori italiani"la menano sul "made in italy"!!!

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federalhst

Gio, 30/04/2015 - 09:36

Quando lo diceva Report grandi alzate di scudi contro il giornalismo komunista che vuole far chiudere le aziende del made in italy.

pallosu

Gio, 30/04/2015 - 09:53

" una telecamera nascosta tra alcuni mezzi, che verosimilmente scaricano i pomodori freschi destinati alla lavorazione "certo che fare un reportage sulla lavorazione del pomodoro in Italia e non sapere neanche quando questi vengono lavorati "a fresco" lascia alquanto perplessi sulla reale autorevolezza del giornalista.per inciso in italia non trovi di certo il san Marzano fresco in marzo .saluti

Rossana Rossi

Gio, 30/04/2015 - 10:31

Lo sanno tutti specie chi abita in quella zona che la coltivazione del vero pomodoro San Marzano praticamente non esiste più. La verità è che i terreni sono inquinati e la coltivazione stessa non è più redditizia. W l'Italia............

beppe61

Gio, 30/04/2015 - 10:51

Per difenderci bisogna boicottare i prodotti e le marche che producono con sistemi ingannevoli e pericolosi per la salute , il resto lo deve fare la magistratura . La cina è entrata nel mercato mondiale mandando all'aria economie e qualità dei prodotti , l'italia stà pagando un prezzo altissimo mentre alcuni imprenditori si stanno arrichendo in un periodo di crisi , molti lavoratori perdono il lavoro e le aziende chiudono , la nostra politica rema contro e il gioco è fatto.

giovauriem

Gio, 30/04/2015 - 11:09

se fossi il presidente dei conservieri di san marzano , denuncerei chi ha scritto questo "articolo" e glie la farei pagare cara sia in termini civili che penali, 1° come già detto , i pomodoro si lavorano tra agosto e settembre 2° san marzano e i suoi stabilimenti si trovano a sud di napoli e non a nord come recita l'articolo 3° gli stabilimenti di conservazione dei pomodoro hanno mediamente una decina di dipendenti , e colui che avrebbe detto al "giornalista" : forza lavora , si sarebbe accorto dell'intrusione 4° il registro di scarico della merce stava all'esterno e non nell'amministrazione ,5° se il registro serviva a caricare il prodotto in entrata , dove avrà potuto mai leggere la destinazione in germania del prodotto finito , mi fermo qui se no ci vogliono 10000 caratteri, direttore sallusti, controlli gli articoli che impagina .

apostata

Gio, 30/04/2015 - 11:21

Occorrerebbe svelare anche cosa c’è dietro gli approvvigionamenti delle centrali del latte che fanno credere ai propri ingenui clienti di vendere solo prodotto nazionale.

Duka

Gio, 30/04/2015 - 11:24

Di questo dovrebbe preoccuparsi e molto il governo in carica. Ma siccome è più esaltante ben figurare specie sugli schermi televisivi il bullo dice ( non in pubblico) CHI SE NE FREGA DEI POMODORI L'IMPORTANTE E' CHE IO SIA INCORONATO

Ritratto di Flex

Flex

Gio, 30/04/2015 - 11:53

Se ciò accade è solo perchè la "criminalita politica" Nazionale ed Europea lo ha consentito alla faccia della sicurezza alimentare e della tracciabilità dei prodotti. In quei bidoni bisognerebbe rinchiuderci chi sò io e spedirlo al mittente.

roseg

Gio, 30/04/2015 - 12:01

A volte leggendo le notizie penso di avere sbagliato,e invece no è proprio"il Giornale" quotidiano che fa i miracoli:raccolta dei pomodori a MARZO. Bada bene hanno scritto MARZO AHAHAHAHAHAHAH.

swiller

Gio, 30/04/2015 - 12:02

Siamo al sud il regno della truffa e della disonestà.