Tunisi inverte la rotta: via il ministro dell'Interno

Chahed aveva denunciato il lassismo sui migranti. Pugno di ferro anche con i contestatori

Prima il naufragio, con 112 fra morti e dispersi al largo della città di Sfax. Poi la rimozione di dieci funzionari dell'unità marittima di Tunisi che secondo il governo si sarebbero rivelati responsabili di «negligenza» nel disastro del Mediterraneo, perché «direttamente o indirettamente» avrebbero mancato ai loro doveri. Infine, poche ore dopo, la rimozione dello stesso ministro dell'Interno tunisino Lotfi Brahem.

Una decisione che è stata presa dal primo ministro Youssef Chahed, che in una nota scarna ha solo spiegato di aver affidato al titolare della Giustizia le deleghe ad interim. Il pugno di ferro è la risposta alle diverse manifestazioni di protesta per chiedere le dimissioni dell'esecutivo, ritenuto responsabile della tragedia. Matteo Salvini ieri mattina aveva appena sollecitato un incontro con il suo omologo a Tunisi per discutere dell'emergenza delle partenze e degli accordi bilaterali per i rimpatri: «Già nel fine settimana, spero, incontrerò il ministro dell'Interno tunisino, un Paese dove non c'è guerra, epidemia, carestia e bisognerà cercare di lavorare meglio», ha detto il titolare del Viminale. Ma il suo omologo ora è stato rimosso.

A contribuire ad alzare la tensione interna dopo le parole di Salvini che aveva definito la Tunisia «un Paese che esporta galeotti», erano state anche quelle del ministro «silurato». Che aveva spiegato come negli ultimi due anni l'isola tunisina di Kerkennah, a 120 chilometri da Lampedusa e dove si è verificato il naufragio, sia diventata una base di partenza per l'Europa a causa di «un vuoto di sicurezza» per le violente manifestazioni di piazza. Da allora «il numero di poliziotti è diminuito considerevolmente». Inoltre, era stato fatto filtrare dal dipartimento di sicurezza che «quando i migranti vengono arrestati nel tentativo di partire per l'Italia, vengono per lo più rilasciati dai tribunali».

Brahem, all'indomani della tragedia in mare aveva annunciato un maggior dispiegamento delle forze di sicurezza sulle isole assicurando il proseguimento della lotta al traffico di esseri umani: «Alla questione verrà dedicato a breve un consiglio dei ministri e la situazione migliorerà presto», aveva detto, spiegando che «si tratta di un commercio di morte del quale numerosi trafficanti non sono nemmeno coscienti».