Trucco, parrucco e parodie. ​Raffaele regina dell’Ariston

La comica sbaraglia con le sue imitazioni, dalla Ferilli alla Fracci (aspettando la Boschi?) «Studio moltissimo il personaggio, uso tante protesi e soprattutto esagero. Fino a farmi odiare»

Una brava imitatrice? Ma va. Un’ottima attrice comica? Macché... Lei è di più. Lei è un bel po’ di più. Lei è Virginia Raffaele, una che si impossessa dell’anima dei personaggi che prende di mira, che ne cava fuori la simpatia ma che ne esaspera pure i lati negativi. Fino anche all’esagerazione, fino a farsi odiare, addirittura fino a farsi quasi querelare.

Ma non all’Ariston che l’ha accolta con ovazioni e che l’ha incoronata reginetta del Festival. La parodia di una godereccia e genuina Sabrina Ferilli della prima sera e di una impeccabile, volteggiante, smemorata e spassosa Carla Fracci di ieri l’ha messa in cima alla classifica dei co-conduttori di questa edizione. Una prestazione (ma attendiamo le ultime serate per il giudizio finale) che la consacra definitivamente nell’Olimpo dei comici.

«Mortacci tua...» le ha mandato a dire la Ferilli dopo aver visto il numero del debutto. «Credevo di essere a casa, ho acceso la tv e mi sono trovata al Festival», ha anche postato scherzosamente l’attrice romana su Facebook. Ma mica tanto per scherzo. Virginia nei suoi personaggi si cala a pennello, per un momento pareva quasi che sul palco ci fosse la Ferilli vera. «Prima in giro per la città la gente mi fermava per chiedermi di procurare autografi di Garko che qui a Sanremo è il più cacciato - se la ride ancora la Raffaele - ora mi chiedono autografi della Ferilli...». Tre o quattro ore per truccarsi, settimane di studio per imparare movenze, accenti e tic: tanto successo non nasce dal niente. «Entrare nei panni di un altro è un processo strano. Io ci lavoro tantissimo - spiega lei - arrivo al limite del maniacale, dell’ossessione, nei personaggi mi calo con tutta me stessa, ne studio i dettagli, poi li reinterpreto, li reinvento, li allargo. Non è che pensi che la Ferilli mangia in continuazione (l’altra sera andava a chiedere agli orchestrali cosa volevano per cena...), ma nell’immaginario collettivo lei è considerata una che si gode la vita, alla quale piace la buona tavola. Non credo che la Vanoni (una delle sue imitazioni più note e che ha fatto molto arrabbiare l’interessata) abbia mai detto “abbiamo mai fatto l’amore io e te?”. Eppure mi sembra credibile e coerente con il personaggio».

Da Nicole Minetti a Francesca Pascale a Maria Elena Boschi, tutte parodie che fanno spanciare dal ridere e che hanno decretato il successo di Virginia. Ma come li sceglie i personaggi da imitare? «Non so, in certi casi viene naturale. A esempio per Sanremo ho pensato a personaggi che potessero reggere una serata intera, come fossero veri conduttori. La Ferilli andava benissimo: può essere scorretta, può interrompere, può buttarsi su Conti, può fare quel che vuole». Insomma, una Roberta Bruzzone (la criminologa) e un ministro Boschi non farebbero gioco sul palco. Una Carla Fracci sì. Ma come ci si trasforma in un’altra persona? «La si studia in tutti i modi. Ma io preferisco non entrarci in confidenza, tenere a distanza le persone che imito». Anche perché spesso la parodia non è ben accetta. Non è stato il caso della Ferilli. «Ci conosciamo, ma quando ci incontriamo il mio cervello si divide in due: una parte cerca di essere partecipe della conversazione, l’altra cerca di memorizzare gli accenti, le movenze, i tic, poi con quell’inflessione romana viene così facile imitarla».

E, dunque, alla fine non si capisce se Virginia Raffaele dietro le maschere si nasconde o si espone di più... «Non vi fate confondere, dietro la maschera ci sono sempre io. Non so se mi nascondo o mi espongo, ma reinterpreto, aggiungo e così mi prendo dei rischi». Un personaggio diverso ogni sera, «sempre che mi regga la faccia, sembro una rana per tutte le protesi che mi devo mettere». Ma, forse, nella scintillante finale, riapparirà Virginia. Solo lei, senza trucco e parrucco. Magari con un bell’abito come quelli di Madalina Ghenea. E, così, se la legge Cirinnà sarà stata approvata, potrà esaudire la promessa fatta alla sua collega co-conduttrice. «Io imitare te? - ha scherzato con lei - è difficile, devo studiarti, ma ti ho già detto che se p

Annunci
Commenti

Adinel

Gio, 11/02/2016 - 08:53

Bravissima!Ê una grande artista! ❤️

giovauriem

Gio, 11/02/2016 - 09:41

a san remo le parrucche si sprecano , dall'atollo di conti passando per la parrucca integrale di garko , ma credo ce ne siano tante altre (non ho indagato per che non vedo san remo)

ilbelga

Gio, 11/02/2016 - 10:11

è l'unica nota positiva del festival, per il resto a parte qualche bravo cantante il copione è sempre lo stesso, io alle 10.45 ero a letto che ho da fare.

Ritratto di Giano

Giano

Gio, 11/02/2016 - 11:04

Quando leggo certi elogi sperticati su spettacoli come il festival ho sempre il dubbio che siano dei comunicati stilati dell'ufficio stampa e relazioni pubbliche, o che siano pagati profumatamente per parlarne bene. Fa "spanciare dalle risate"? Mah, si vede che avete la ridarella facile, come i bambini i quali scoppiano a ridere per un nonnulla, basta una smorfia. La ragione è che si è abbassata notevolmente la capacità critica nei confronti del livello qualitativo dei programmi. Così, in mancanza di comici veri, chiunque faccia due smorfiette in TV passa per comico, pure certi personaggi di “Zelig”, “Colorado” o “Made in sud” passano per comici. Del resto, se si scambia per musica quella lagna monotona e sempre uguale, senza un minimo di invenzione melodica o armonica, che va avanti da decenni, tutto è possibile, tutti sono artisti e geni; e Dario Fo diventa premio Nobel.