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Cronaca giudiziaria

Garlasco, il comandante generale dei carabinieri: “I Ris? Chi ha sbagliato ne risponderà”. I reperti liquidi distrutti prima dell’ok dei giudici

“Eventuali errori dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri. Ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa”, ha detto Salvatore Luongo al Tg1

Garlasco Ris Luongo

Sul caso Garlasco l’Arma dei carabinieri conferma la propria linea: massima collaborazione con la magistratura e piena trasparenza sul lavoro del Ris. A ribadirlo è il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, che in un’intervista al Tg1 ha difeso il ruolo del reparto scientifico, senza però escludere conseguenze nel caso in cui emergessero responsabilità individuali.

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“L’Arma dei carabinieri opera sempre nella massima trasparenza e nel rispetto della legge e della giustizia. Sul caso Garlasco però voglio essere chiaro: il Ris ha continuato a fornire il proprio supporto tecnico-scientifico agli approfondimenti d’indagine richiesti dall’autorità giudiziaria, con cui c’è una totale e piena collaborazione. La scienza forense e l’Arma dei carabinieri restano strumenti imparziali e fondamentali per cercare la verità ben oltre il clamore mediatico e le inutili manipolazioni”. Così il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, intervistato dal Tg1.

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“Voglio rassicurare i cittadini che il Ris è un’eccellenza scientifica a livello internazionale e un punto di riferimento rigoroso. La fiducia dell’opinione pubblica - ha sottolineato Luongo - non si preserva nascondendo i dubbi né si misura sull’infallibilità dei singoli ma dimostrando ogni giorno professionalità, determinazione, capacità di autocritica e rigore più assoluto nell’applicazione dei protocolli scientifici”. E se dovessero emergere responsabilità penali del Ris “innanzi tutto abbiamo il dovere di ribadire di rispettare il dolore delle famiglie che sono state coinvolte in questa tragica vicenda. Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali del passato la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione e di massima trasparenza e anche assoluta fermezza. Eventuali errori o condotte illecite dei singoli - ha chiarito - non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri né del valore del Ris. Ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa”.

La schifezza di Garlasco

I reperti liquidi distrutti nel 2016 prima dell’ok dei giudici

Intanto, emergono altri elemento sull’omicidio di Chiara Poggi. Sarebbero stati distrutti nel maggio 2016, quindi 6 anni prima del via libera dei giudici, gli “eluiti” del caso Garlasco, le soluzioni liquide ricavate da tracce e reperti al centro dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

Lo riferisce sempre il Tg1 sulla base delle carte in possesso della testata, secondo le quali lo smaltimento sarebbe stato disposto dal colonnello Marino del Ris di Parma prima che l’autorità giudiziaria desse l’autorizzazione, arrivata solo nel febbraio 2022.

Nel 2007 era stato lo stesso Ris a mettere a verbale che tutti gli eluiti sarebbero stati conservati e poi messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sempre secondo la ricostruzione fornita dal Tg1, nel settembre 2021 la Corte d’Assise di Appello ha disposto la distruzione di una serie di reperti ancora sotto sequestro.

La difesa di Alberto Stasi si è opposta chiedendo di conservarne alcuni, ma nel gennaio 2022 la Corte autorizzò la distruzione, disponendo la restituzione delle biciclette a Stasi.

Nel 2025, con la nuova inchiesta, la Procura di Pavia ha chiesto al Ris di Parma lo storico degli “eluiti” della traccia 33 ricostruendo che quelli distrutti nel maggio 2016 erano stati smaltiti su ordine dell’allora colonnello Marino, secondo quanto riferito da due militari dell’epoca. Resta da stabilire se tra gli eluiti distrutti ci fosse anche quello legato alla traccia 33.

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