Ci sono cose che il fuoco avrebbe potuto distruggere e che invece sono rimaste. Un album fotografico annerito, il disegno di un bambino, un oggetto religioso, una tazza deformata dal calore. Frammenti di vita ritrovati tra le macerie delle comunità israeliane colpite dall’attacco di Hamas. Tre anni dopo, anche questo racconta il 7 ottobre.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi: 3 anni che hanno cambiato il Medio OrienteNon sono soltanto reperti. Sono pezzi di vita che qualcuno ha raccolto, identificato, catalogato e conservato perché non finissero, insieme alle case, nei cumuli di rifiuti. Stando a quanto riportato dal Jerusalem News Syndicate, a Netivot, nel sud di Israele, un centro nazionale di conservazione custodisce circa 6mila oggetti recuperati dalle comunità devastate quel giorno. Migliaia di altri sono conservati altrove. Oggetti domestici e quotidiani trasformati dal fuoco, dai proiettili e dalla distruzione. Una sorta di archeologia nata dalla cronaca, con la differenza che qui il passato non ha migliaia di anni: ne ha appena tre.
Cosa resta del 7 ottobre: ciò che il fuoco non è riuscito a cancellare
Nirit Shalev-Khalifa, curatrice e responsabile del Dipartimento di Storia Visiva e Documentazione presso l’Istituto Yad Ben-Zvi di Gerusalemme, ha raccontato al Jerusalem News Syndicate che la sua squadra ha setacciato le ceneri delle case distrutte per recuperare anche i frammenti più piccoli. Tutto viene conservato. “Ciò che viene registrato entra nella storia. Ciò che non viene registrato viene dimenticato. Dimenticare è morte”, ha detto.
Tra gli oggetti ci sono elementi della vita quotidiana, cose senza alcun valore economico particolare ma che, proprio per questo, restituiscono meglio di una fotografia ufficiale quello che è stato spezzato: una casa, una famiglia, la normalità della quotidianità.
Durante il sopralluogo in una casa distrutta, Nirit Shalev-Khalifa e i suoi collaboratori si sono trovati davanti a un tavolo, un giornale schiacciato dalle macerie, un album da colorare appartenuto a un bambino e altri resti di oggetti sparsi nella stanza. Un membro della comunità ha spiegato loro che quel caos ha generato in loro un trauma. Lavorare per dare un nome a ogni elemento significa, in qualche modo, rimettere ordine nel caos provocato da quel giorno.
E forse è proprio questa la prima risposta alla domanda che incombe sul terzo anniversario del 7 ottobre: come si conserva la memoria di una giornata che ha prodotto un trauma destinato a durare molto più della sua durata fisica? Con le cose che rimangono.
Hamas pubblica foto inedite di Sinwar: la glorificazione del leader “martire” alla vigilia del 7 ottobreL’archivio di testimonianze costruito con l’intelligenza artificiale
Non solo oggetti. Dal 9 ottobre 2023, appena due giorni dopo l’attacco, Edut 710, iniziativa civica impegnata nella realizzazione di documentari, ha cominciato a raccogliere testimonianze. Oggi sono quasi 2mila: sopravvissuti, soccorritori, familiari delle vittime, ostaggi liberati e testimoni.
Nel terzo anniversario del 7 ottobre, l’Università Ebraica di Gerusalemme presenta insieme a Edut 710 una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che permette di mettere in relazione tutte quelle testimonianze. Non per sostituire le persone che hanno raccontato ciò che hanno vissuto, ma per rendere interrogabile una quantità di materiale difficilmente consultabile tutto insieme.
Si tratta di una sorta di salto nella storia, un passaggio quasi inquietante nella memoria.
Per secoli abbiamo conservato le testimonianze dentro libri, archivi, biblioteche. Adesso possiamo entrare in un archivio e rivolgergli domande: che cosa ricordano più spesso i sopravvissuti? Quali luoghi compaiono nelle testimonianze? Quali esperienze si ripetono? Come descrivono le prime ore dell’attacco le persone che si sono nascoste, quelle che sono fuggite, quelle che hanno soccorso i feriti?
L’intelligenza artificiale può aiutare a trovare connessioni e ricorrenze all’interno di migliaia di racconti ed evitare di trasformare una strage in un semplice, gigantesco database.
44 terabyte tra video, testimonianze e materiale social
Poi c’è un altro archivio, ancora più grande. La Biblioteca nazionale di Israele sta costruendo quello che chiama “Bearing Witness”, un archivio digitale del 7 ottobre e degli eventi che ne sono seguiti. Il dato più impressionante non riguarda soltanto le testimonianze: riguarda i numeri.
La biblioteca ha raccolto circa 44 terabyte di materiale proveniente da circa 1.500 indirizzi web. L’archivio comprende 266.185 video, 1.440 testimonianze e 1.430 libri, oltre ai materiali provenienti da siti e social network. Una quantità di memoria enorme.
E c’è un dettaglio significativo: quei 44 terabyte non raccontano soltanto Israele. La Biblioteca nazionale spiega di avere raccolto anche materiali in arabo provenienti dai territori dell’Autorità palestinese, da Gaza e da tutto il Medio Oriente. L’archivio è organizzato anche per distinguere i materiali israeliani, quelli del mondo ebraico e quelli del mondo arabo. È una gigantesca fotografia digitale di ciò che il 7 ottobre ha prodotto. Non solo della strage. Anche del mondo che quella strage ha lasciato.
Le domande che restano aperte
Conservare la memoria non significa però smettere di fare domande. Una delle più pesanti riguarda la vigilia del 7 ottobre e ciò che sapevano le autorità israeliane. Recenti ricostruzioni hanno rilanciato l’accusa secondo cui Netanyahu sarebbe stato avvertito dei preparativi di Hamas: una ricostruzione attribuita a un contatto con il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed, che il premier israeliano nega, e altri allarmi che sarebbero arrivati dall’Egitto nei giorni precedenti l’attacco.
“Sapeva dell’attacco”. Bibi sulla graticola. Ma lui: “Tutte bugie dettate dai Paesi arabi”La questione delle eventuali falle dell’intelligence e delle responsabilità politiche resta aperta e dovrà essere chiarita. Ma nulla di questo cambia la natura dell’attacco del 7 ottobre e la responsabilità di chi lo organizzò e lo mise in atto.
E se è giusto conservare la memoria del 7 ottobre è opportuno anche ricordare chi ha pagato le conseguenze di quel giorno
Il 7 ottobre merita di essere ricordato senza sconti. E anche l’orrore che ne è seguito merita di non essere cancellato.
