Indagato il patron del Psg. Sia l'inizio di una vera bonifica...

Shakespeare va rivisto e corretto: c'è del marcio nel football. Non c'è limite alla vergogna e al ridicolo: Nasser Al-Khelaifi è ministro senza portafoglio dell'emiro Tamir bin Hamad al-Thani. Il suo portafoglio personale, però, è gonfio di inimmaginabili patrimoni: l'imprenditore qatariota ha quote in Barclays, Harrod's, Volkswagen, Walt Disney, aeroporto di Heathrow, Siemens, Shell, ha comprato la Costa Smeralda, l'hotel Gallia di Milano, è proprietario del Miami City e del Paris Saint-Germain. Poiché i soldi non sono tutto nella vita ma contano anche gli assegni, le carte di credito e le azioni in Borsa, Al-Khelaifi ha voluto maneggiare i diritti televisivi della coppa del mondo del 2026 e del 2030, con la complicità, pare, di herr Valcke, ex braccio destro e armato di Blatter alla Fifa, squalificato per anni 10, per bagarinaggio mondiale. Che altro vogliono i signori del Qatar? Che cosa sta realmente accadendo nel mondo dello sport e in quello del calcio, in particolare? Non alludo al biscotto tra Perù e Colombia; il pareggio combinato durante la partita di qualificazione mondiale, senza corruzione di denari, fa parte della storia. È la prepotenza, è lo strapotere della televisione ad avere intossicato il sistema-calcio. I diritti televisivi, come confermano le ultime vicende italiane, determinano i bilanci dei club che altrimenti sarebbero dichiarati falliti. La corsa folle agli stessi diritti, al denaro prima di e su tutto e tutti, quando non chiaro, sta provocando un corto circuito, alimentato proprio dai nuovi investitori del mondo arabo.

Costoro non hanno limiti di azione, gli acquisti parigini di M'bappè e Neymar, pagati 400 milioni di euro soltanto per il cartellino, sono stati il segnale di allarme, trascurato e soffocato dall'entusiasmo ignorante, di media e tifosi, su una operazione che non ha logica imprenditoriale, confondendo il possesso con la proprietà, ritenendo che sponsor e tv possano coprire sempre tutte le spese. Il tribunale svizzero, già impegnato con il Fifa-gate, ha deciso di mandare un avviso all'uomo più potente del calcio mondiale di club, l'accusa è di corruzione. Può essere l'inizio di una indagine specifica o, forse, di un tentativo di bonifica generale. Di certo i giudici svizzeri non sono condizionati dal tifo calcistico.

Commenti
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giovinap

Ven, 13/10/2017 - 09:20

caro tony damascelli , pensiamo alla bonifica del calcio italiano che ormai ha inquinato anche le falde idriche oltre che l'aria e non ci impicciamo delle bonifiche altrui !