Un trionfo 48 anni fa. Poi soltanto delusioni. Per l'Italia l'Europeo è più difficile del Mondiale

Campioni nel '68 grazie alla monetina e a due finali. Poi il golden gol francese e i quattro schiaffi spagnoli

Maledetta domenica, quella del 2 luglio 2000. L'Italia di Zoff era convinta di aver vinto l'Europeo grazie al gol di Delvecchio imbeccato da Pessotto. Lo erano anche gli organizzatori che al novantesimo cominciarono a sistemare i nastri con i colori della nostra bandiera sul trofeo. Ma Eupalla, la dea del calcio creata da Brera, aveva nel cuore la Francia che, dopo essere stata graziata da Del Piero in due occasioni, trovò il pareggio con Wiltord al 4' di recupero. Poi Trezeguet, neo-juventino, firmò il golden-gol. Ai margini della partita, disputata a Rotterdam, i poliziotti picchiarono e sequestrarono alcuni giornalisti italiani indignati per il trattamento riservato ai disabili. A distanza di poche ore il ct diede le dimissioni in seguito alle critiche ricevute da Berlusconi: «Doveva marcare Zidane a uomo». E pensare che in semifinale gli azzurri, reduci da 4 vittorie consecutive, avevano eliminato l'Olanda ai rigori dopo una sfida drammatica, caratterizzata dall'espulsione di Zambrotta alla mezz'ora e dai due rigori assegnati ai tulipani nei tempi regolamentari: il primo parato da Toldo, il secondo stampatosi sul palo. Nella lotteria conclusiva il nostro portiere respinse altri due tiri dal dischetto e regalò ai compagni la finale conclusasi poi in malo modo.

Mai come allora l'Italia fu vicina a bissare il successo del 1968 all'Olimpico di Roma, il primo dopo la doppietta mondiale degli anni 30 e la tragedia di Superga. In quella circostanza la Nazionale, che non aveva partecipato alle due precedenti edizioni, conquistò l'Europeo superando in semifinale la Russia al San Paolo di Napoli con la monetina e la Jugoslavia nella finale bis per 2-0 (gol di Riva e Anastasi) dopo il pareggio per 1-1 della prima finale che si chiuse ai supplementari. I rigori non erano ancora stati inventati. Vale la pena ricordare l'episodio della monetina, unico nella storia del calcio. A fine partita l'arbitro tedesco Tschenscher convocò nel suo spogliatoio i capitani Facchetti e Shesternev. «Testa o croce?», chiese ai due. «Testa», rispose per primo Giacinto. Ci vollero due lanci per definire il passaggio alla finale: nel primo la monetina rimase in bilico in una fessura del pavimento, nel secondo diede ragione a Facchetti. «Grazie a San Gennaro», chiosarono i tifosi napoletani rimasti in religioso silenzio sulle gradinate.

Da allora gli azzurri, quattro volte campioni del mondo, non sono più riusciti a toccare il cielo d'Europa. Una maledizione o una iattura, fate voi. Oddio. Alla finale sono approdati anche nell'ultima edizione. Ma la Spagna vinse di goleada (4-0) sui resti dell'Italia che nell'incontro di apertura aveva costretto proprio gli iberici al pareggio. All'appuntamento decisivo gli azzurri arrivarono stanchi, feriti, ubriachi di acido lattico, dopo aver superato il girone, battuto ai rigori l'Inghilterra e dominato la Germania con una doppietta di Balotelli. In finale il ct Prandelli commise lo stesso errore di Valcareggi che, al mondiale messicano del 1970, non se la sentì di cambiare la squadra vittoriosa per 4-3 sulla Germania nel match del secolo. Prandelli fece lo stesso pagando a caro prezzo il debito di riconoscenza nei confronti dei giocatori che avevano disputato un torneo formidabile. Chiellini fuori subito per infortunio. Ancora più pesante l'infortunio muscolare di Thiago Motta a cambi già effettuati.

Nelle altre edizioni l'Europeo non portò bene alla causa azzurra. Nel 1972 e nel 1976 l'eliminazione arrivò nella prima fase. In quella successiva, disputata nuovamente nel nostro paese, la Nazionale di Bearzot non riuscì a ripetere le imprese del mondiale argentino finendo per perdere la finale del terzo posto con la Cecoslovacchia ai rigori per 9-8. Ancora note amare. Niente Europeo nel 1984 con Bearzot fresco campione del mondo e nel 1992 con Vicini, esonerato addirittura a due turni dalla fine del girone eliminatorio. In mezzo la semifinale persa con la fortissima Russia dell'88.

La maledizione continuò nel 1996, complice un rigore sbagliato da Zola contro la Germania nel girone iniziale. E al primo turno, dopo la finale persa in modo rocambolesco in Olanda, uscì anche la Nazionale di Trapattoni nel 2004 a causa del "biscotto" fra Svezia e Danimarca. Di poco migliore la sorte della spedizione nel 2008 con l'Italia di Donadoni eliminata dalla Spagna, sia pure ai rigori. E siamo ad oggi con la speranza (o l'utopia?) di ritrovare gli azzurri in finale come quattro anni fa.