Zegna si colora d'arancio per la settimana (corta) di Milano

Ieri sera la prima delle 31 passerelle in programma. Molti brand faranno sfilare uomo e donna insieme a settembre

È iniziata ieri sera la più breve «settimana» della moda maschile milanese che si ricordi. Al punto che qualcuno parla di week end lungo e qualcun altro di «Plain Fashion Week» nel senso che l'eclettico designer tedesco ha piazzato in calendario ben tre sfilate: Philippe Plein, Plein Sport e Billionaire. Quest'ultima prevista l'ultimo giorno, lunedì 19 giugno, è sparita dal calendario ufficiale ma in realtà si tiene eccome. I numeri parlano chiaro: 31 fashion show, 31 presentazioni, 16 eventi fra party e cene private, grande concentrazione del tutto in tre giorni, uno in meno rispetto alla precedente edizione anche perchè, giustamente, le sfilate di fino corso di alcune scuole previste per martedì non si possono considerare alla stregua dei défilé dei designer. Questo restringimento un po' era nell'aria: tante maison hanno abbracciato volentieri l'idea di unire uomo e donna insieme e sfilare a settembre prendendo, come dice il proverbio, due piccioni con una fava e limando di parecchio i costi. Strategia comprensibile in un mondo che cambia e richiede investimenti diversificati. Lo stesso però fa impressione assistere a un impoverimento che non fa bene né a Milano né alla moda italiana. La cosa che invece fa benissimo alla nostra immagine è l'indiscutibile creatività e qualità di certe collezioni: parliamo per esempio di Ermenegildo Zegna Couture andata in scena ieri sera in uno dei chiostri storici dell'Università Statale di Milano trasformato in un giardino futuristico color Tangerine, un arancio pieno di promesse che prende il nome da un agrume della Thailandia. «Non avrei potuto immaginare un posto migliore di questo chiostro per dare corpo a un guardaroba maschile costruito sulla fluidità» spiega con la sua pregevole concretezza Alessandro Sartori direttore artistico alla seconda prova parlando di un luogo dove spesso si rifugiava per leggere e disegnare. E certamente il set ha una grande magia: si percorre un labirinto di specchi e di erba verde con pareti punteggiate di monitor dove scorrono le immagini di mani che creano, disegnano, ricamano e si arriva in un giardino futuristico fatto di ghiaietto rosso dove ragazzi dall'aria perbene portano in scena l'idea di una eleganza contemporanea credibile oltre che fascinosa. «Abbiamo fatto il casting mesi fa scegliendo giovani multietnici fra i 18 e i 24 anni, prendendo perfettamente le loro misure e realizzando ogni capo della collezione su ognuno di loro» spiega Sartori che non tollera improvvisazioni. Per questo ognuna delle 43 uscite è apparsa pennellata addosso, come un po' fatta propria da ogni modello. Bellissima la caduta dei completi in seta lavata, dimostrazione di una sartorialità che ha preso le distanze dalla rigidità, le giacche di rete giapponese totalmente ricamate a mano, i capi in leggerissima pelle traforata e intarsiata, il magnifico Century Cashmere di cui è fatto un cappottino che pesa 600 grammi, meno di una giacca, stampato a righe. Tutto accostato a pantaloni fluidi anche stile jogging e a sneaker in pelle elasticizzata. Magnifiche le borse in pelle tessuta, un'esclusiva di Zegna, proposta in una versione effetto tricot e a disegni fantasia. Insomma un guardaroba pensato per una persona che fa dello stile un fatto personale, spiega lo stilista annunciando che da oggi dodici look di questa collezione Couture sono disponibili su misura in selezionate boutique con consegna a otto settimane. Ottimo anche il lavoro di Milan Vukmirovic direttore creativo della linea uomo di Ports 1961. Il designer con la frase «Ogni vita conta, ogni colore conta. Solo l'amore conta» vuole difendere la ricchezza della diversità e mandare un messaggio positivo ispirandosi allo stile personale e alle opere di Jean Michel Basquiat, ai dandy afro-americani e alla scena hip-hop newyorchese dei primi anni Ottanta. Tutto questo tradotto in moda significa trionfo di colori, elementi rubati alla cultura street, ricami e stampe di artigiani locali e di paesi lontani. E soprattutto un modo di vestire contemporaneo.