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“Il Giornale a Milano c’è”. Tommaso Cerno e Lirio Abbate nell’edicola di piazza Mirabello - SEGUI LA DIRETTA

Secondo appuntamento presso l’edicola Civic di Milano per l’evento de Il Giornale in piazza Mirabello, dove la redazione incontra la sua città. Il vicedirettore Lirio Abbate e Maria Sorbi dialogano all’interno del panel “I confini della sicurezza” mentre il direttore Tommaso Cerno alle 19 parlerà di “Informazione e comunicazione”

Evento Giornale Sorbi Abbate

Seconda giornata di incontri con Il Giornale in piazza Mirabello a Milano, dove la redazione incontra la sua città. Oggi alle 18 il vicedirettore Lirio Abbate e Maria Sorbi dialogano all’interno del panel “I confini della sicurezza” mentre il direttore Tommaso Cerno alle 19 parlerà di “Informazione e comunicazione”.

Lirio Abbate e Maria Sorbi: “Quando racconti la percezione di insicurezza qualcuno dice che vuoi alterare il racconto”

Il vicedirettore Lirio Abbate ha iniziato il suo intervento parlando di Mariangela Melato, tra le più importanti attrici del nostro Paese. “Oggi in qualche modo i dati ci dicono che una criminalità diffusa è molto più presente a Milano che a Napoli, forse perché a Napoli hanno capito che quella criminalità, che fa paura al turismo e a chi arriva, può inficiare quell’economia turistica che poi si spaventa e va via. E cosa accade, che quella criminalità si fa Stato e diventa proprietaria di un pezzo di città, che controlla e gestisce”, ha spiegato Abbate. “Oggi cos’è quell’attrice che ci mostra un volto ma poi è diversa? È una città che mostra il lusso ma che poi si mostra diversa ai suoi cittadini. E quindi c’è l’informazione che la racconta”, ha proseguito. “Quando la mancata percezione di sicurezza “la racconti su Il Giornale e porti la percezione della gente c’è qualcuno che dice che si vuole alterare il racconto ma è lo specchio della realtà”, ha detto ancora.

“Noi raccontiamo anche situazioni che sembrano ai confini della realtà”, ha spiegato Maria Sorbi, scorrendo i vari scontri tra bande di latinos che si stanno sviluppando a Milano, perché “c’è un’organizzazione dietro che fa paura, non è solo criminalità di strada”. In una città come questa, “che non è come Napoli e non ha un controllo del territorio ma ha un’occupazione del territorio che è quella dell’economia legale”, ha spiegato ancora il vicedirettore. “Chi ha il cash e gestisce gli affari, movimentando un grande business? La criminalità organizzata, la ndrangheta, che gestisce una situazione di grande sviluppo economico e finanziario. Quando gestisci gli affari e lo fai in silenzio è come se non avessi uno sviluppo emotivo”.

Tommaso Cerno: “Bisogna fare un giornale che Montanelli riconoscerebbe”.

“Fermare le cose, in questo flusso enorme che sembra semplice, ha invece la forza di poterti dire con chiarezza che c’è un lavoro dietro le notizie, perché non è gratuito quello che sappiamo. A volte nasconde dei pericoli, anche nel mondo apparentemente trasparente di oggi, mantiene un lavoro nella costanza di verifica e di raccontare notizie che non piacciono e non fanno parte del mainstream”, ha esordito il direttore. “Noi litighiamo per cose che un tempo ci univano e non litighiamo per cose che ci dividevano. Raccontare con lo spirito di Montanelli, fuori dagli schemi in maniera estranea all’idea che esista un bene e un cattivo. Noi cerchiamo di ridare il nome originario alle parole che scriviamo sulla carta. Fermarle sulla carta prevede che ci sia un lavoro e un rispetto del lettore e delle cose. Quando io leggo il nome di Montanelli dico che bisogna fare un giornale che se Montanelli tornasse riconoscerebbe”.

A intervistare il direttore è stato Gianfredi, content creator, che ha iniziato con la polemica sui “gusti sessuali invertiti”. Dentro “quella parola un po’ bulla ci sia un…” “In Italia si può dire tutto ma non che manchi la libertà di dire scemenze”, ha detto ancora il direttore. “Mi spiace che la sinistra non voglia la prima donna a capo di un partito candidata contro Giorgia Meloni”, ha detto rispondendo a una domanda su Elly Schlein: “La sinistra non vuole una donna leader. La destra che non l’aveva mai posta come questione, si trova a capo del governo e del principale partito di governo”. Invece “la sinistra teme che se agli italiani chiede di votare per una donna, voti per un uomo. Le donne non hanno più bisogno delle quote rosa”. Abbiamo “due Salis nella politica italiana, tutte e due tiravano il martello, una la tirava per la strada e le sue colleghe sono state condannate”. Lei “accusa noi di essere un giornale fascista, razzista ma se ascoltava noi nessuno la contestava: è la sinistra che ha detto che se hai un compagno, anche non dichiarato, non lo puoi fare”.

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