“Ho risolto otto guerre e ci vorrebbe un Nobel per ognuna…Gli Stati Uniti d’America, rappresentati da me come vostro presidente, avrebbero dovuto ricevere il Nobel per la Pace, ma non è successo. Questa è una macchia indelebile per la Norvegia…Non dimenticheremo, Norvegia”.
Nel mirino di Donald Trump questa volta finisce direttamente la Norvegia, colpevole, ai suoi occhi, di avergli negato un riconoscimento che considera ormai un diritto acquisito: il premio Nobel per la Pace. Il mancato conferimento dell’onorificenza si è trasformato in un attacco frontale contro Oslo e contro la credibilità stessa dell’onorificenza internazionale.
Trump ha contestato apertamente la decisione del Comitato norvegese, accusando i suoi componenti di aver trasformato il premio in uno strumento ideologico. Il Nobel, ha sostenuto, sarebbe stato screditato da persone che ha definito nemiche della democrazia e della civiltà.
A scatenare la reazione del presidente americano è stata l’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, giurista sudafricana ed ex Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Una figura premiata per il suo lungo impegno nella difesa dei diritti fondamentali e nella lotta contro i crimini più gravi, partecipando ai procedimenti relativi al genocidio in Ruanda e ricoprendo incarichi presso importanti tribunali internazionali. Più recentemente ha presieduto la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per la Striscia di Gaza.
Il presidente ha liquidato la vincitrice come una persona di cui non aveva mai sentito parlare, mettendo in discussione i suoi meriti e contrapponendoli ai risultati diplomatici rivendicati dalla propria amministrazione.
Già lo scorso anno Trump aveva manifestato apertamente il desiderio di ricevere il Nobel, poi assegnato alla oppositrice venezuelana María Corina Machado. La questione aveva assunto una dimensione diplomatica particolarmente delicata quando, nel gennaio scorso, il presidente aveva scritto al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, collegando il mancato riconoscimento alla propria disponibilità a perseguire esclusivamente obiettivi di pace. La comunicazione era arrivata nel pieno delle tensioni con gli alleati europei sulla Groenlandia.
All’inizio dell’anno Machado si era recata alla Casa Bianca e aveva consegnato al presidente, in un gesto simbolico, la medaglia del Nobel ricevuta in precedenza. Pur precisando che il riconoscimento non era trasferibile,la scelta era stata presentata come un omaggio all’impegno “straordinario” del presidente americano a favore della libertà del Venezuela.
