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Cronaca giudiziaria

L’assist della Cassazione alle dottoresse pro migranti: annullata la sospensione per i certificati medici falsi

È stato disposto un rinvio al tribunale del Riesame di Bologna. Secondo gli avvocati difensori, l’operato corrispondeva ai “doveri di cura e di tutela della salute”

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Nuovo capitolo nel caso dei certificati medici per i migranti dei Cpr: la Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad un nuovo giudizio del tribunale del Riesame di Bologna il provvedimento sulle misure cautelari interdittive per tre delle dottoresse indagate dalla Procura di Ravenna. L’indagine si basa sulla presunta produzione di certificati medici ad hoc per evitare ai migranti l’ingresso nei Cpr, passaggio fondamentale per poi procedere con l’espulsione. L’indagine è partita da Ravenna ma proprio nelle ultime settimane si è estesa anche ad altre città e sono aumentati gli indagati.

L’udienza di venerdì alla Corte di Cassazione, che ha fatto seguito al ricorso degli avvocati delle dottoresse, Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro, ha ottenuto un primo risultato a favore della difesa: le professioniste sono state colpite da un provvedimento interdittivo dalla professione, con sospensione per dieci mesi. L’indagine è per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. “L’annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall’inchiesta ravennate. Avevamo sottolineato nel ricorso per Cassazione come l’operato delle nostre assistite corrispondesse all’adempimento dei doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona sanciti dalla Costituzione e dalle fonti sovranazionali, oltre che dalla deontologia che presidia la professione medica”, hanno dichiarato Tesoriero e Cancellaro.

“La sproporzione delle misure cautelari applicate dà conto della necessità di una rilettura della vicenda improntata ai valori che innervano il nostro ordinamento costituzionale: come abbiamo sempre sostenuto, i medici devono rimanere prima di tutto garanti della salute e della cura di ogni individuo, non in quanto partecipe di una determinata comunità, ma quale essere umano”, hanno concluso. L’indagine contesta tuttavia una forzatura nel sistema, con certificati di malattia creati ad hoc per bloccare una procedura amministrativa che si inserisce nel contesto della sicurezza nazionale, in tutto per una convinzione ideologica e politica che mal si sposa con il compito assegnato.

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