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Cronaca internazionale

I 35 casi, la pista russa, il vertice Ue: cosa c’è dietro gli allarmi bomba

È avvenuto un cambio di strategia da parte della regia occulta che intende seminare il terrore in Europa: ecco dove si stanno concentrando le nuove indagini

I passeggeri in partenza dall'aeroporto di Fiumicino, 6 Novembre 2026. ANSA/TELENEWS

Un’altra giornata di ordinaria follia che non si è vissuta soltanto nei cieli europei ma pure a terra, in alcune testate giornalistiche e televisioni irlandesi. È iniziata quella che viene definita la nuova “guerra ibrida” che ha portato a ben 35 allarmi bomba su altrettanti voli europei in sole 72 ore, ovvero tre giorni, secondo i numeri dell’organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea (Eurocontrol) che parla di “minacce di bomba contro 14 voli il 6 novembre, 14 voli il 5 novembre e 7 voli il 3 novembre 2026”.

Si segue (anche) la pista russa

È notizia delle ultime ore, del Financial Times, che dietro questi attacchi che hanno l’unico scopo di provocare terrore, ci sia una pista russa. Perché proprio Mosca? Chi indaga ha alcuni indizi non certamente trascurabili: movente, precedenti e modalità operative. Ma restringere il campo in questa fase di indagini sarebbe riduttivo.

Anche se, per quanto riguarda gli ultimissimi attacchi, lo Stato Maschile ha negato il coinvolgimento, dietro al caos dei cieli che costringe a dirottamenti e controlli dettagliati per escludere qualsiasi ordigno a bordo dei voli aerei (fino a questo momento si è trattato di falsi allarme), le “mani” e le sigle dietro a tutto questo possono essere diverse, numerose. Non si esclude nemmeno la pista che porta all’emulazione, ovvero da parte di quei “lupi solitari” che imitano chi ha iniziato tutto questo.

La strategia di attacchi ibridi

E così, per confondere le acque, gli allarmi non riguardano più soltanto i voli ma anche emittenti tv irlandesi e bulgare. Questo cambio di strategia potrebbe avere, come regia occulta, diversi attori protagonisti. Chi indaga non dimentica nemmeno gli attacchi ai frigoriferi nei supermercati europei con gli hacker che hanno aumentato le temperature anche al di sopra dei 50°C facendo andare a male tutto il cibo. Se ci sia uno stretto collegamento anche con queste azioni lo scopriremo presto. Di sicuro si parla anche dei “Noname057” e i “Z-Pentest”, che hanno rivendicato con un video il loro attacco ai supermercati.

Ma la domanda è anche un’altra: come agiscono gli hacker? Dove avvengono i loro contatti? Hanno un “capo” a cui dare ascolto? E qual è lo scopo di tutto ciò, cosa dovrebbero ottenere? Gli interrogativi sono tanti ma sembra che davanti a noi si sia aperto un periodo difficile. “Questo è soltanto l’inizio, una piccola parte di ciò che attende l’Europa nel prossimo futuro”, c’è scritto nero su bianco sulla mail ricevuta ieri dal Financial Times.

Le contromosse di Bruxelles

Ma l’Ue non sta certo a guardare: Bruxelles ha invitato i Paesi a condividere le informazioni per avere una visione d’insieme come ha spiegato nella giornata di ieri il commissario Tzitsikostas, responsabile dei Trasporti, che lavora a stretto contatto con l’Agenzia europea per la sicurezza aerea. “Abbiamo inoltre attivato il meccanismo di condivisione delle informazioni a livello dell’Ue. Il meccanismo è presieduto dalla Commissione europea e coinvolge rappresentanti degli Stati membri, che si riuniscono per scambiarsi informazioni. Questo è ciò che la Commissione sta facendo attualmente, oltre a mantenere, naturalmente, uno stretto contatto con le autorità nazionali per ricevere aggiornamenti sulla situazione”, ha aggiunto la portavoce della Commissione europea per i Trasporti, Anna-Kaisa Itkonen.

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