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Cronaca internazionale

L’Europa delle piazze in rivolta: da Milano a Parigi, passando per Tirana e Bruxelles, la mappa delle proteste

Dal carovita alla crisi dell’istruzione, dalla disoccupazione alle politiche di austerità: quattro Paesi europei attraversati da mobilitazioni che hanno portato migliaia di persone nelle strade

L’Europa torna a fare i conti con la rabbia delle piazze. Da Milano a Parigi, da Tirana a Bruxelles, le proteste degli ultimi giorni disegnano una geografia del malcontento che attraversa confini nazionali, sistemi politici e condizioni economiche differenti.

Non un’unica regia, né un movimento organizzato su scala continentale, piuttosto, una convergenza di rivendicazioni che ruotano attorno al costo della vita, all’accesso all’istruzione, alla precarietà occupazionale e alla crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni. A fare da detonatore è soprattutto il disagio giovanile, che in diversi Paesi si è progressivamente saldato con quello di lavoratori, sindacati e altre categorie sociali.

I disordini a Milano

La protesta ha raggiunto anche Milano, dove sabato una manifestazione contro il rincaro dei prezzi, l’inflazione e i tagli ai servizi pubblici è degenerata in violenti disordini nella zona di Piazza Duomo. L’iniziativa aveva inizialmente raccolto centinaia di persone, mobilitate anche attraverso un appello circolato sui social network. Successivamente, un gruppo di incappucciati, distinto dagli organizzatori studenteschi, avrebbe provocato gli scontri, utilizzando fumogeni e petardi e danneggiando strutture pubbliche.

Le violenze sono continuate nelle scorse ore. Ieri, in serata, il bilancio dei fermati è salito a oltre 200, di cui circa l’80% minorenni. La premier Giorgia Meloni, dopo quanto accaduto ieri non solo a Milano ma in diverse città italiane come Torino e Bologna, dove la Confcommercio ha stimato danni per oltre mezzo milione, ha convocato un vertice sull’ordine pubblico “per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos. Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti”, ha scritto sui social la premier.

Francia, la rivolta studentesca diventa crisi nazionale

È la Francia a rappresentare l’epicentro della nuova stagione di proteste. Da settimane gli studenti delle scuole superiori denunciano carenze di personale, insufficienza delle risorse destinate all’istruzione e deterioramento delle strutture scolastiche. Ma quello che era cominciato come un movimento di protesta contro le condizioni dell’insegnamento si è progressivamente trasformato in una mobilitazione più vasta.

Sabato il paese è stato attraversata da manifestazioni di massa che, secondo le stime riportate dall’Associated Press, hanno coinvolto tra 550mila e 800mila persone. A scendere in piazza non sono stati soltanto gli studenti: alle mobilitazioni hanno preso parte anche lavoratori, sindacati e cittadini esasperati dalle difficoltà economiche.

A Parigi la situazione è rapidamente degenerata, ma da Lione a Marsiglia, fino a Limoges, sono stati segnalati incendi, saccheggi e danneggiamenti di edifici pubblici. Particolarmente grave quanto accaduto a Limoges, dove il municipio storico è stato pesantemente danneggiato dalle fiamme. Il bilancio nazionale degli arresti ha superato quota duemila, mentre a Parigi sono stati registrati 855 fermi, secondo i dati comunicati dalle autorità.

Il presidente Emmanuel Macron ha condannato duramente gli episodi di violenza, sostenendo che nessuna rivendicazione possa giustificare la distruzione di beni pubblici e privati. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez Laurent Nuñez ha presentato le dimissioni dopo i violenti disordini nelle città francesi, prontamente respinte. Ora il governo di Sébastien Lecornu si trova a gestire una crisi sociale che richiama, per estensione territoriale e intensità del malcontento, la stagione dei gilet gialli del 2018.

Albania, la generazione che sfida Edi Rama incendia Tirana

In Albania, invece, la protesta ha assunto i contorni di una vera e propria sfida al potere politico. Migliaia di giovani sono scesi nelle strade di Tirana per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, al governo dal 2013 e riconfermato per un quarto mandato nelle elezioni del 2025. Al centro della mobilitazione corruzione, la disoccupazione, le condizioni del sistema universitario e la mancanza di prospettive per le nuove generazioni.

Il movimento, guidato inizialmente dagli studenti, ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, coinvolgendo altre città. Sabato, nel quinto giorno consecutivo di manifestazioni, migliaia di persone si sono radunate davanti al ministero dell’Istruzione nella capitale. La situazione è degenerata quando alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato pietre contro gli agenti antisommossa, che hanno risposto utilizzando gas lacrimogeni, granate stordenti e cannoni ad acqua.

La rivolta studentesca si innesta peraltro su un terreno già segnato da mesi di contestazioni. In particolare, la realizzazione di un resort di lusso sulla costa meridionale albanese, sostenuto da investitori tra cui Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, aveva provocato manifestazioni e contestazioni relative alla proprietà dei terreni.

Belgio, studenti e sindacati contro l’austerità: Bruxelles paralizzata dalla protesta

In Belgio, la mobilitazione si è sviluppata attorno all’opposizione alle politiche di austerità e alle riforme promosse dal governo. A differenza dell’Albania, dove la richiesta di dimissioni del premier rappresenta uno dei principali obiettivi del movimento, la protesta belga ha trovato un punto di convergenza tra rivendicazioni studentesche e contestazioni sindacali.

Bruxelles è diventata il principale teatro della mobilitazione, con gli studenti che hanno partecipato a uno sciopero nazionale contro le misure governative. Le manifestazioni sono state segnate da forti tensioni, con barricate improvvisate, cassonetti rovesciati e oggetti incendiati lungo le strade della capitale.

In questo quadro, Bruxelles assume un valore simbolico particolare. La città che ospita le principali istituzioni dell’Unione europea è anche il luogo nel quale emergono le difficoltà di conciliare disciplina di bilancio, sostenibilità della spesa pubblica e tutela sociale. Le tensioni con la polizia, con cariche e lancio di lacrimogeni, si sono registrate ieri a Bruxelles nella zona di Gare du Midi e poi nella centralissima Place de la Bourse. Tensioni con la polizia anche durante il corteo a Liegi, con uso di camion idranti per disperdere i manifestanti.

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