Uve nere «che danno vino da località fredde», scriveva già nel I sec d.C. il latino Columella nei suoi scritti agresti. L’Alto Piemonte è un territorio a pochi chilometri da Milano, tanto prezioso quanto poco conosciuto: a cominciare dal Santuario del SS Crocifisso di Boca, stupefacente complesso neoclassico tra le colline dell’Alto Novarese, nel Parco Naturale del Monte Fenera. Opera di quell’Alessandro Antonelli che a Torino edificò la Mole Antoneliana e nel 1849 fu deputato del Regno di Sardegna. Terre dove la viticoltura affonda le radici in un remoto passato, dato che Plinio il Vecchio nel 77 d.C. la lodava e il Nebbiolo di queste colline ha reso ebbri i banchetti di Celti, Romani, Sforza e Savoia. E allora «Torraccia del Piantavigna» è una bella storia dai primi anni ’50 del Novecento, quando Pierino Piantavigna mise a dimora un piccolo vigneto sulle colline di Ghemme, nei pressi del seicentesco castello di Cavenago e abbracciato da due colossi: il Monte Rosa che dona l’escursione termica e il SuperVulcano che 250 milioni di anni fa con un’esplosione ne ha plasmato il terroir argilloso e tufaceo, ricco di sali minerali. Sarà Alessandro Francoli, presidente delle distillerie e nipote di Pierino, a creare nel 1997 un’azienda che oggi misura 39 ettari e anche con l’ingresso della famiglia Ponti (nella foto Giacomo con alla sua destra Alessandro Francoli) coltiva vitigni autoctoni di tradizione come il Nebbiolo, la Vespolina e uno storico bacca bianca. Tra le eccellenze il Ghemme «Vigna Pelizzane», 100% Nebbiolo da vigne guyot e invecchiato almeno 48 mesi in botti di rovere francese di allier di medie dimensioni o il «Riserva». Dai vigneti Gerbidoni e Lurghe il «Gattinara» frutto solo dei miglior grappoli selezionati. «Il cambiamento climatico - racconta il direttore della Torraccia Mattia Donna - ha proiettato questa storica zona enologica piemontese al centro dell’attenzione grazie al microclima che permette produzioni raffinate a scapito di concentrazioni e pesantezze». Da assaggiare anche un bianco, magari l’«Erbavoglio» delle Colline Novaresi docg, anche «Metodo classico» dosaggio zero e «Passito».

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