Tra i conti della manovra e i corridoi di Bruxelles, il vizio del fumo torna a essere il bancomat preferito del fisco, ma questa volta la stangata corre su due binari paralleli. Da una parte il governo italiano gioca d’anticipo e raddoppia i rincari per fare cassa subito, dall’altra l’Europa prepara la grande stretta sulle accise, concedendo però all’Italia uno scivolo di dieci anni per mettersi in regola.
Entrando tra le pieghe della legge di bilancio, il governo ha deciso di anticipare al 1 luglio 2027 gli aumenti inizialmente programmati per il 2028. Risultato? Nel 2027 ci sarà un doppio scatto. Il 1° gennaio la componente fissa dell’accisa salirà a 35,50 euro ogni mille sigarette, per poi crescere a 38,50 euro da luglio, quando l’onere fiscale minimo toccherà i 227 euro (dai 221 attuali). Se l’adeguamento di gennaio porterà un rialzo medio di 25 centesimi, quello di luglio ne aggiungerà altri 13 (garantendo all’erario un gettito extra da 81,76 milioni). Sommando le due scosse, nel 2027 un pacchetto costerà mediamente quasi 40 centesimi in più.
Ma lo sguardo deve allargarsi a Bruxelles, dove domani l’Ecofin proverà a chiudere una riforma che punta ad aggiornare la direttiva del 2011. L’intesa guidata dalla presidenza irlandese - che richiede l’unanimità dei Ventisette - punta ad alzare le aliquote minime e a tassare per la prima volta anche e-cig e nicotina. E proprio qui si dovrebbe combattere la battaglia più dura: la Svezia ha già alzato le barricate sulle pouch (le bustine di nicotina senza tabacco, per cui si propone un’imposta dal 10% fino al 50% nel 2032), mentre la Spagna tratta sul tabacco.
Inoltre, per limitare le importazioni fai da te, l’Ue si prepara a tagliare drasticamente il numero di sigarette trasportabili per uso personale, scendendo da 800 a 200 sigarette, ovvero da quattro ad una sola stecca. Il piano è poi di tassare anche i liquidi da svapo, con un’imposta minima del 20% o 0,20 euro al millilitro.
Ma notizia positiva per l’Italia sono i tempi: per raggiungere i target finali delle accise (200 euro per mille pezzi dal 2032), Roma rientra tra i dieci Paesi che avranno un periodo transitorio fino al 1° gennaio 2036, potendo diluire gli aumenti.
L’Ecofin di domani non deciderà però solo sulle sigarette, pur essendo uno dei temi più caldi per i cittadini. Sul tavolo dei ministri pesa l’approvazione del via libera alla clausola di salvaguardia nazionale richiesta dall’Italia: una maggiore flessibilità di bilancio fino allo 0,6% del Pil nel biennio 2027-2028 (circa 29 miliardi complessivi) da destinare a investimenti in difesa e sicurezza energetica. Martedì il tema principale da affrontare sarà il nuovo bilancio annuale europeo, trovando un punto di mediazione tra la posizione del Consiglio (191,88 miliardi) e quella del Parlamento (194 miliardi). E, infine, sullo sfondo si parla del futuro della Bce: con l’uscita di scena di Christine Lagarde prevista per il 7 febbraio 2027, parte ufficialmente la corsa a due per la sua successione tra lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos e l’olandese Klaas Knot.
