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Governo

Meloni: risposta ferma. L’allarme di Crosetto: è la guerra ibrida russa

“Manifestare resta un diritto, devastare le città no”. Piantedosi prudente sulle ingerenze, ma si monitorano “attori stranieri”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto interviene al Defense procurement forum a Roma, 20 ottobre 2026. X/MINISTERO DELLA DIFESA +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

«Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane, scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare. Per questo il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare simili violenze». La riunione di governo è terminata da pochi minuti e Matteo Piantedosi e Carlo Nordio non sono ancora scesi nella sala stampa al piano terra di Palazzo Chigi per illustrare il provvedimento appena varato che Giorgia Meloni è già sui social con un video di quasi sette minuti. La premier illustra le misure punto per punto, spiega che «manifestare è un diritto», ma «mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è» e rivendica la risposta ferma dell’esecutivo, perché «non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare, è solo criminalità».

Il decreto Sicurezza è frutto di una lunga interlocuzione con gli uffici legislativi del Quirinale, iniziata nella giornata di lunedì e conclusasi solo ieri poco prima che il Consiglio dei ministri avesse inizio. Un confronto nel quale sarebbero emerse le perplessità di Sergio Mattarella sul concedere poteri di polizia ai 500 militari che saranno inviati a Milano fino al 31 dicembre per coadiuvare le forze dell’ordine, misura che alla fine sarà infatti messa da parte. Confermate, invece, quelle sull’ordine pubblico (il giro di vite sui danneggiamenti e il principio del «chi rompe paga») e sulla criminalità minorile (fermo preventivo e responsabilità economica dei genitori).

Il governo, però, non si sta muovendo solo sul fronte legislativo per cercare di arginare quello che Meloni ha definito «un fenomeno nuovo» e mosso da «dinamiche inedite». E cioè la mobilitazione di giovani - l’85% dei fermati a Milano sono minorenni - che si autoconvocano via social per spaccare vetrine e saccheggiare negozi. «Soggetti inediti», per usare le parole di Mattarella. Sui quali sono in corso verifiche per capire se dietro gli scontri possa esserci un qualche tipo di regia, come lascia intendere Guido Crosetto. Il ministro della Difesa, infatti, parla apertamente di «guerra ibrida», quella che «qualcuno sta portando nelle nostre nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, Youtube e altri social, senza che l’Occidente se ne renda conto». Insomma, «se tre ragazzi su dieci hanno partecipato a quelle manifestazioni e se sei su dieci le condividono, non parliamo di maranza ma di una contro-educazione che è in conflitto con la società in cui viviamo e le regole democratiche». E anche il gip di Milano Fabrizio Felice nel provvedimento di convalida degli arresti sottolinea come sia in atto «un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico».

Crosetto non cita la Russia, ma è del tutto evidente che è a Mosca che guarda. Proprio ieri, peraltro, il premier albanese Edi Rama ha puntato il dito contro «attori stranieri» (Russia e Iran) che starebbero alimentando l’escalation di proteste in Albania. E pure il presidente francese Emmanuel Macron, commentando qualche giorno fa manifestazioni e scontri in Francia, ha sottolineato il rischio della crescente minaccia ibrida russa. Non la pensa così il vicepremier Matteo Salvini, secondo cui dietro i disordini non c’è alcuna regia («ho letto cose strambe, i russi... no, basta»). Più cauto Piantedosi. «Difficile dire se sia guerra ibrida, ma - spiega il ministro dell’Interno - sicuramente ce n’è per andare a fondo». Ed è proprio in questa direzione che si stanno muovendo forze dell’ordine e intelligence, che hanno intensificato l’attività di verifica e monitoraggio proprio rispetto a eventuali «attori stranieri».

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