Prima il razzismo sistemico, poi le accuse alle forze dell’ordine. Youssef Siher, il trentenne finito al centro dell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre, aveva già messo nero su bianco la sua lettura del rapporto tra istituzioni e periferie. E lo aveva fatto insieme alla moglie Sagia Hammoud, anche lei indagata, in un articolo pubblicato nel gennaio 2025 su Voice Over Foundation. Il titolo è già un programma: “Il caso Ramy Elgaml e il fallimento del sistema-Italia”. Il bersaglio, neanche a dirlo, è lo Stato italiano.
Secondo i due autori, il caso del diciannovenne egiziano avrebbe alimentato una “narrazione discriminatoria e razzista”, sfruttato per approfondire le divisioni sociali basate su etnia, religione e classe. Ma nel mirino finiscono anche quanti avrebbero cavalcato il conflitto sociale senza proporre “una visione chiara e concreta”. Il problema, nella loro ricostruzione, sarebbe molto più profondo: il divario economico, l’abbandono delle periferie, il “razzismo sistemico”, la profilazione razziale e l’uso della forza da parte delle divise.
Nel contributo, firmato insieme alla moglie, Siher si spinge oltre. L’articolo si apre attribuendo direttamente ai carabinieri l’uccisione del ragazzo e parla di uno scooter speronato dalla gazzella. Una ricostruzione presentata come una certezza, nonostante la vicenda giudiziaria sia tuttora aperta e l’ipotesi di un gesto volontario non abbia trovato riscontro nelle contestazioni della Procura.
Vale la pena ricordare i fatti. Ramy Elgaml morì nella notte del 24 novembre 2024 al Corvetto, a Milano, dopo un inseguimento di circa otto chilometri. Si trovava sullo scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi, che non si era fermato all’alt dei carabinieri. La fuga terminò con lo schianto all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Nei giorni successivi il quartiere fu teatro di violenze, incendi e devastazioni, tanto che lo stesso padre della vittima prese le distanze dai facinorosi chiedendo verità, non vendetta.
Nel giugno scorso Bouzidi è stato condannato in appello a un anno e sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Parallelamente, la Procura ha contestato al carabiniere alla guida della gazzella l’omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Il militare e Bouzidi sono imputati nel procedimento sulla morte di Ramy, mentre altri carabinieri devono rispondere, a vario titolo, di ipotesi di falso, favoreggiamento e depistaggio.
Oggi quelle riflessioni assumono un significato particolare alla luce dell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre. Siher è accusato di aver utilizzato i social per alimentare le mobilitazioni di piazza, mentre la moglie risulta indagata a piede libero per istigazione a delinquere. Accuse ancora da accertare, naturalmente. Resta un dettaglio: nel loro articolo i due mettevano in guardia dal rischio di trasformare la protesta in uno “scontro fine a sé stesso”. Un monito che, alla luce delle contestazioni degli investigatori, suona quantomeno singolare.
