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LIBERE OPINIONI

Il tesoro dei nostri artigiani

A Genova come a Milano durante il Salone del Mobile, come Vinitaly a Verona, per citarne alcune, è presente un mondo imprenditoriale che non si vede, eppure decisivo per la creazione dei prodotti

Alcune vedute delle barche e yacht nella giornata di apertura della 66ma edizione del Salone Nautico Internazionale dal 1 al 6 ottobre, Genova, 01 ottobre 2026. ANSA/LUCA ZENNARO +NPK+

Fino a domani Genova ospita il Salone nautico, fiera internazionale di una certa rilevanza. Gli eventi fieristici nel nostro Paese sono il termometro dello stato di salute dei mercati di riferimento. A Genova come a Milano durante il Salone del Mobile, come Vinitaly a Verona, per citarne alcune, è presente un mondo imprenditoriale che non si vede, eppure decisivo per la creazione dei prodotti: yacht, divani e armadi, vini di qualità.

Dietro le fortune di brand italiani divenuti eccellenze internazionali, vi è una moltitudine di piccole imprese, anche espressione di realtà artigiane che annoverano pochi dipendenti. Si tratta di aziende che non finiscono mai in prima pagina; tuttavia il fatto che agiscano per lo più dietro le quinte non significa che non meritino attenzione. Anzi si può dire che senza il loro impegno la catena del valore verrebbe a interrompersi sul nascere. Questa storia dovrebbe essere nota. Le cose, però, non stanno così. Specie il settore artigiano quasi sempre si ritrova a lavorare come fosse in alto mare tra vento e marosi. Trattato come ultimo anello della catena, vittima di noncuranza generalizzata.

Nel Belpaese è complicato saper riconoscere nell’artigianato un modello d’impresa e di cultura che esprime ricchezza per l’economia reale e il Sistema Paese. E invece quante voci si sprecano per sottolinearne il tramonto con motivazioni discutibili: imprese troppo piccole per reggere l’impatto di mercati sempre più competitivi. Un refrain che ritorna ad ogni cambio di stagione. Un refrain che difetta di adesione alla realtà perché la piega alla propria visione ovviamente astratta. Certo, avviare riforme del settore è una buona strada da percorrere. Senza però snaturarne la natura. Quello della carenza dimensionale è un falso problema. Sono fatte così.

Il primo problema da affrontare è mettersi in ascolto delle urgenze di chi le guida con passione e cultura del lavoro. Saper ascoltare ah la conoscenza è già un avvio virtuoso per una buona riforma.

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