La donna più vicina a Sigfrido Ranucci ha varcato le porte del nucleo investigativo di Roma. Era l’inizio della scorsa settimana quando Laura Cianfoni, oggi in Finmeccanica e più volte entrata in Rai al fianco del conduttore, è stata sentita come persona informata sui fatti dal pm titolare dell’indagine, Edoardo De Santis, e dal Comandante del Nucleo della Capitale, Antonio De Lise. Cianfoni, citata nelle carte e nelle intercettazioni con il mandante reo confesso dell’attentato a Ranucci, Valter Lavitola, ha spiegato la dinamica che l’ha portata a inviare l’ordinanza di custodia cautelare dei quattro esecutori materiali a Natalia Potenza, l’ex compagna del faccendiere la notte in cui quest’ultimo era stato perquisito. «Mi ha detto Sigfrido di girare l’ordinanza a Lavitola», sono i virgolettati attribuiti alla donna in sede di deposizione.
Ma Cianfoni, che avrebbe precisato che non si tratta di un reato, ha mandato l’ordinanza direttamente a Natalia Potenza, l’allora donna del faccendiere, per evitare che il contatto avvenisse tra Ranucci e Lavitola proprio la notte tra il 4 e il 5 luglio, nel momento in cui i due amici fraterni erano al telefono su Signal.
Una chiamata partita dal cellulare di Ranucci alle 3:56, durata circa due ore, dopo che l’ex conduttore di Report era venuto a conoscenza della perquisizione dei carabinieri nei confronti di Lavitola. Due donne protagoniste della «bomba d’amore». Due donne che si sono trovate a raccontare la propria versione davanti al pm De Santis. Prima Natalia Potenza, che ha portato con sé anche una documentazione fiscale oggi al vaglio della Guarda di Finanza, poi Laura Cianfoni. Tra i temi affrontati durante il colloquio di quest’ultima con gli inquirenti, che certamente puntano a comprendere la natura del rapporto tra Ranucci e Lavitola, c’è anche l’incontro in via Bufalotta, dove si trova casa della Cianfoni, del 23 ottobre 2025, una settimana dopo l’attentato. Le celle telefoniche di Ranucci e Lavitola agganceranno il medesimo luogo. Ma, secondo la versione della donna, in quella sede si sarebbe discusso solo dell’attentato, non dell’inchiesta giudiziaria. Non era, comunque, la prima volta che Lavitola andava dalla Cianfoni. Casa sua, come Natalia ha riferito al pm, era un punto di ritrovo per i tre già da diversi anni. Laura non ha comunque fornito alcun elemento che potesse discostarsi dalla versione fornita da Ranucci. Secondo quanto riferito, infatti, i due avrebbero compreso che il mandante era Lavitola solo al momento del decreto di perquisizione e solo perché hanno visto il nome di Gomez Clesio Tavares, il factotum del faccendiere ancora latitante in Camerun che Ranucci conosceva. Ma c’è una terza donna che potrebbe aver aggiunto tasselli importanti per l’inchiesta: nei giorni scorsi è stata sentita Adriana de Linhares de Lucena, l’amica «speciale» di Lavitola, titolare di un centro estetico a Roma. La donna sarebbe custode di molti segreti delle vite parallele dell’ex editore dell’Avanti e sarebbe stata due volte da lui in carcere a Rebibbia. Potrebbe essere a conoscenza delle manovre finanziarie messe in atto dal faccendiere all’estero, soprattutto in Montenegro, dove Valter potrebbe averla coinvolta.
