Visto che siamo a un passo ad avere Kimi Antonelli campione del mondo di Formula Uno, è il momento di celebrare anche l’antieroe del mondo dei motori, ovvero Lance Strulovitch. Sì proprio lui, Stroll, uno che gira con un cognome pseudonimo e che sta inanellando record su record, visto che - per dire - un mese fa ha celebrato il traguardo di essere il primo della storia a raggiungere quota 100 nelle eliminazioni in Q1.
Insomma, il nostro Lance vive i Gran Premi nelle retrovie ed oltre, ed anche ieri ad Austin i primi li ha visti quando è stato doppiato, come quasi sempre gli capita. E’ canadese, ha 27 anni, in nove anni di attività ha conseguito una pole position e tre podi. Ma il meglio - si fa per dire - lo ha dato da quanto corre in Aston Martin, con una serie di ritiri-incidenti-ultimi posti che verranno ricordati negli annali di questo sport.
D’altronde lui è uno che non se la prende troppo, persino quando il collega Lando Norris, vedendo sugli spalti un cartello dedicato “al miglior pilota”, ha esclamato ridendo: “Dov’è Lance?”. Voi ora vi chiederete: ma allora perché è lì? Semplice, perché qualche anno fa l’Aston Martin è stata comprata da suo padre, così almeno il figlio non avrebbe avuto problemi a trovarsi un sedile. Che nessuno gli voleva dare, peraltro. Comunque diciamolo: non è tutta colpa sua. Quest’anno è pure arrivato in scuderia Adrian Newey, l’ingegnere considerato il mago delle monoposto, il progettista più vincente di sempre. Eppure niente, l’auto va a velocità di lumaca: “Ma è colpa dei motoristi della Honda”, ha detto ieri Lance, incurante che il suo compagno di squadra Fernando Alonso gli dà comunque sempre la paga. Sì, è Alonso, ma ha 45 anni.
Insomma, povero Lance: sono anni che non gliene va bene una e non si riesce a trovare una spiegazione. Eppure lì, sotto i suoi occhi: “stroll”, in inglese, vuol dire passeggiare. E questo vuol dire anche solo una cosa: a scegliere i nomi d’arte, è un vero fenomeno.
