Il cerchio si è chiuso. Questa mattina sono stati trovati e denunciati i due giovani minorenni che hanno seminato panico e dolore tra le strade di Monteverde vecchio e Testaccio, due quartieri della Capitale, con almeno sette aggressioni nei giorni scorsi a partire dal 4 ottobre. Si tratta di due minorenni tra i 16 e 17 anni e vivono nella zona dove hanno compiuto i fatti ma ricostruiamo cosa è successo in questi 10 giorni.
Indagini e modalità delle aggressioni
Se è vero che, in quasi tutti i casi, le vittime hanno lamentato cadute per strada a causa dei colpi, volontari, inferti dai minorenni per farli cadere, a farne maggiormente le spese è stato l’attore Davide Iacopini per il quale è stato necessario un doppio ’intervento chirurgico. Il 42enne protagonista di “Suburra” è stato ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. Per questa ragione, i due sono accusati di tentato omicidio: a occuparsi del loro fascicolo ci pensa il tribunale dei minorenni.
Tra le denunce iniziate la sera del 4 ottobre, quella di una donna che dopo essere stata colpita alla nuca è caduta per terra. In quel caso, per fortuna, le conseguenze non sono state gravi. Le altre aggressioni sono state compiute, nelle 24 ore successive, nei confronti di persone che camminavano a piedi o erano in monopattino. La dinamica è stata sempre la stessa: i due giovani si avvicinavano alle vittime spingendole e colpendole con l’intento di farle cadere per poi scappare via con la macchinetta facendo perdere le loro tracce.
Decisivi i filmati delle telecamere
Ad arrivare alla denuncia dei due giovani sono stati soprattutto i filmati visionati dagli inquirenti: nel corso dei giorni scorsi e fino alle ore precedenti l’identificazione dei colpevoli, si sono trovate e studiate immagini e video molto più nitidi della microcar ricercata, di colore nero e con un’ammaccatura sulla parte anteriore tant’é che sono stati anche sentiti alcuni carrozzieri di zona per capire se i due minorenni nei giorni scorsi, si fossero recati da qualche parte per far sistemare la loro microcar. Centinaia di ore di almeno una quarantina di telecamere posizionate in alcuni punti dove i due minorenni avrebbero compiuto i fatti.
Il movente
I due avrebbero ammesso di aver compiuto quei gesti “per gioco”: svelato, dunque, un altro interrogativo che gli investigatori cercavano da giorni. Da cosa erano spinti i due minorenni? Tra le prime ipotesi c’è stata anche la possibilità di una sfida social. Interrogati, i due ragazzini dopo una iniziale reticenza avrebbero confessato. “Era solo un gioco”.
L’app sui movimenti
Uno dei due, il proprietario del mezzo, sarebbe figlio di un carabiniere. Una novità importante emersa nel corso dei controlli riguarda il cellulare di uno dei minori dove è stata trovata una applicazione di parental control per monitorare i movimenti e che ha permesso di ricostruire gli spostamenti. I due, inoltre, hanno un precedente per furto commesso insieme.
Il ritrovamento della microcar
Fondamentale per tutta la dinamica dei fatti, la minicar usata per le aggressioni è stata individuata sotto l’abitazione del 17enne, proprietario del mezzo. Sul cofano c’erano adesivo di un cobra oltre a luci led sul paraurti anteriore e una luce rossa sulla targa. Grazie a un adesivo con il numero del meccanico è stato possibile risalire all’uomo che ha confermato di avere fatto le modifiche a quell’auto dando il nome del 17enne.
Analizzando il profilo social del minorenne, gli inquirenti hanno individuato l’amico che, nel corso della confessione, ha riconosciuto anche il cappellino che era stato trovato in strada dopo una delle aggressioni a Ponte Testaccio. Dai primi racconti, nella sera tra il 4 e il 5 ottobre stavano festeggiando il compleanno di uno dei due.
Il panico tra la gente
Di sicuro, tra Monteverde vecchio e Testaccio la gente, in questi giorni, specialmente nelle ore serali, ha avuto paura anche ad uscire da casa: in alcune trasmissioni tv sono stati ascoltati i residenti delle zone passate a setaccio a caccia dei colpevoli. La microcar con la quale sono stati compiuti i fatti è stata sequestrata.
