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Piante di ricina vicino al lago di Occhito. È caccia al computer che può svelare il delitto di Pietracatella

Le piante individuate nel territorio molisano presentavano numerosi semi, compatibili con il periodo in cui potrebbe essere stata reperita la materia prima per ottenere la sostanza tossica. Intanto proseguono le verifiche informatiche nelle scuole della zona, alla ricerca del dispositivo utilizzato per consultare informazioni sulla ricina

ricina

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute per avvelenamento da ricina a Pietracatella, si estendono anche al territorio circostante. Nelle scorse settimane, gli agenti della Squadra mobile di Campobasso, diretti da Marco Graziano, hanno individuato diverse piante di ricina tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, il bacino artificiale al confine tra Molise e Puglia. Tra agosto e ottobre le piante sviluppano i semi all’interno delle capsule. Gli investigatori stanno verificando se da questi possa essere stata ricavata la materia prima per produrre il veleno utilizzato nell’avvelenamento. Un elemento rilevante è la quantità di ricina rilevata nei campioni di sangue delle due vittime dall’Istituto Maugeri di Pavia. Secondo quanto riportato, il dato farebbe ipotizzare una preparazione artigianale della sostanza; saranno gli accertamenti scientifici a stabilire se esista un collegamento tra le piante individuate e il veleno che ha provocato la morte delle due donne.

La Procura: “Gianni Di Vita non era il bersaglio”

La ricostruzione del delitto passa anche attraverso la vita privata di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha respinto l’ipotesi secondo cui l’uomo sarebbe stato il destinatario del piano criminale. “Fantasie. Non è una nostra ipotesi”, ha dichiarato a Repubblica, smentendo la ricostruzione circolata nei giorni precedenti. L’analisi delle conversazioni di Antonella, incrociata con le testimonianze raccolte in questura, contribuisce a delineare il contesto in cui sarebbe maturato il delitto. Secondo una delle ipotesi investigative, il bersaglio sarebbe stata proprio la moglie di Di Vita. Resta invece da chiarire se anche Sara fosse stata presa di mira. Gli inquirenti stanno approfondendo le relazioni e le frequentazioni dell’uomo, comprese quelle con alcune donne che conosce da tempo. Tra le persone finite sotto la lente degli investigatori figurano Monia, insegnante di matematica, e Laura Di Vita, cugina di Gianni e docente di sostegno. La loro eventuale rilevanza nell’inchiesta dovrà essere valutata alla luce degli elementi raccolti.

Caccia al computer delle ricerche sulla ricina

Un altro filone riguarda le tracce lasciate sul web da un utente che, a partire da agosto, avrebbe cercato su Reddit informazioni sulla ricina. Gli investigatori stanno tentando di individuare il dispositivo utilizzato e di verificare se i dati disponibili possano consentire di risalire alla provenienza delle ricerche. La Procura di Larino ha disposto accertamenti informatici in quattro istituti scolastici tra Riccia, Campobasso e Casacalenda. Le verifiche interessano circa 200 computer, sui quali gli esperti della Polizia di Stato utilizzano un software per individuare dati potenzialmente utili all’inchiesta. Tra le parole chiave da individuare figurano “solfato di ammonio”, “solfato di sodio” ed “esano”, sostanze che potrebbero essere pertinenti agli accertamenti sulla presunta preparazione artigianale del veleno.

Le verifiche nelle scuole

Dopo l’istituto agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di Monia, gli accertamenti hanno interessato il liceo scientifico dello stesso paese. Sono stati esaminati 21 computer, compresi quelli della sala professori. Monia, assente durante le verifiche, avrebbe anche competenze informatiche: cinque anni fa aveva ricoperto il ruolo di supervisore del servizio di formazione informatica del liceo. In entrambi gli istituti gli esperti non hanno sequestrato computer, ma hanno acquisito copie dei dati da esaminare successivamente. Le connessioni fanno capo a un server comune, mentre docenti e studenti accedono ai sistemi con credenziali personali. Il programma degli accertamenti prevede verifiche a Campobasso, nel liceo classico frequentato l’anno precedente da Sara e dalla sorella maggiore Alice, e a Casacalenda, nell’istituto di scienze umane dove insegna Laura Di Vita.

Il cellulare di Gianni Di Vita, un interrogativo ancora aperto

Tra gli aspetti che restano da chiarire c’è la mancata acquisizione, secondo quanto riportato, del cellulare di Gianni Di Vita, che finora non sarebbe stato sottoposto a copia forense. La Procura aveva invece acquisito il telefono della figlia maggiore Alice nelle prime fasi dell’indagine. L’eventuale analisi del dispositivo potrebbe fornire ulteriori elementi sulle comunicazioni e sui contatti da verificare, ma al momento non è possibile stabilire quale rilevanza possa avere nell’inchiesta. Gli investigatori stanno cercando di incrociare le tracce informatiche con i risultati degli accertamenti scientifici e gli elementi raccolti tra Pietracatella, Riccia e Casacalenda. L’obiettivo è ricostruire l’origine del veleno, chiarire le modalità dell’avvelenamento e individuare eventuali responsabilità nella morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

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